La vicenda di questi giorni della morte dei cinesi che dormono negli stessi capannoni in cui lavorano di giorno a Prato è paradigmatica di altre morti che avvengono con frequenza nei nostri cantieri edili, nelle filiere di capi di abbigliamento e di prodotti tessili a Napoli, o nelle baracche dove dormono centinaia di africani che lavorano nelle campagne a sud come a nord.

Non fanno nemmeno notizia

Prove negative di realtà umane che purtroppo, passati i primi giorni, non fanno nemmeno più notizia. Sono anche prove tragiche di un distorto senso del concetto di globalizzazione e il segno evidente di un malinteso significato del binomio lavoro-profitto che, ce ne accorgiamo ogni giorno, domina in certi casi il mondo dell’occupazione. Forse non ci rendiamo neanche conto degli enormi guadagni di chi vende in grande scala i prodotti che arrivano a poco prezzo sulle nostre bancarelle o nei nostri negozi.

Paghe misere, enormi guadagni

A fronte delle misere paghe che vengono date a questi lavoratori (quando addirittura, come per molti di loro, a volte il lavoro è fatto solo per riscattare i soldi spesi per il viaggio dai padroni) ci sono gli enormi guadagni dei datori di lavoro che godono di ricchissimi beni acquistati anche nelle nostre belle pianure e città.

Non possiamo certamente pensare a una soluzione a breve di questo fenomeno, perché queste sacche di illegalità presenti nel nostro territorio hanno bisogno di interventi importanti in vari campi della nostra vita sociale, dalla possibilità di fare controlli a quella di intervenire in ambito legislativo.

Che cosa possiamo fare?

Ma possiamo certamente però chiederci quando compriamo a 5 euro una maglietta, quanto è costata in termini di condizioni di lavoro schiavizzato. E, forse, anche chiederci se abbiamo realmente sempre bisogno di comprare questa merce. Potremmo forse qualche volta dire no a questo tipo di globalizzazione veramente antiumana. Proviamoci.

Rachele Filippetto

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Madonna del Riposo, guariscici, o almeno dacci una tregua. Accoglici in braccio come qui fai con tuo Figlio.
Tutti nel dolore ridiventiamo bambini. Continua a sorriderci, o Maria, perché non ci perdiamo nel buio.

 

 

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