Noi nella Chiesa ci siamo sempre state.

Fin dall’inizio, quando Cristo creò con la sua vita e il suo insegnamento la “nuova alleanza” con l’umanità, le donne c’erano, eccome! Prima di tutte Maria sua madre, in cui il Figlio di Dio s’incarnò. E poi Maria di Magdala, la Samaritana, la vedova di Naim, tante altre.

Il racconto dei Vangeli è pieno di loro, della loro fede, del loro coraggio, delle loro intuizioni, delle loro richieste, della loro dedizione. E Cristo consegna a loro annunci e riconoscimenti.

Nelle prime comunità cristiane il loro ruolo significativo di accoglienza, di testimonianza, di guida e di diffusione del messaggio evangelico fu di grande aiuto nella crescita della prima Chiesa.

Ma nel suo cammino la Chiesa, come tutta la società, ha spesso dimenticato e messo in secondo piano il ruolo delle donne nella sua vita, relegandolo soltanto nell’ambito della procreazione e del servizio, o addirittura nella servitù, sia nella famiglia che nella comunità cristiana. Anche se il “genio femminile” in quelle stesse epoche, come anche attualmente si è espresso in grandi figure di donne teologhe, mistiche, intellettuali di grande levatura. Basta ricordare Teresa d’Avila e la nostra Caterina di Siena.

Poi è arrivato Papa Giovanni Paolo II e oggi Papa Francesco. Se si leggono le cose scritte e dette da questi due ultimi Papi, specialmente da Papa Francesco, sul ruolo delle donne e delle nonne nella famiglia, nella società e nella Chiesa si resta sbalorditi e sorpresi dal suo riconoscimento dell’importanza delle donne di questi ruoli. Per questo quello che ascoltiamo da questo Papa è veramente un segno dei tempi, come tanti altri.

Noi non chiediamo alla Chiesa riconoscimenti legati al Ministero sacerdotale. Ma chiediamo, come dice in una intervista il Cardinale Kasper, relatore del Sinodo straordinario sulla famiglia che si è svolto in ottobre, il diritto di “essere presenti a ogni livello, anche in posizioni di piena  responsabilità. È indispensabile l’apporto della ricchezza e delle capacità intuitive insite nel genio femminile. La Chiesa senza le donne è un corpo mutilato. Tante sono oggi impiegate attivamente negli organismi ecclesiali. Possiamo immaginare oggi strutture comunitarie, caritative, culturali senza la presenza delle donne? Senza di loro le parrocchie chiuderebbero domani stesso. Nella realtà e nella Chiesa in uscita prefigurata dal Papa le donne sono già avanti, sono alle frontiere.” Questo dice il Cardinale.

Ma al di là dei riconoscimenti ufficiali riservati a poche, competenti e dotate di un autentico spirito di servizio, noi tutte donne cristiane dovremmo sentirci parte integrante della vita della Chiesa, sempre più consapevoli del nostro diverso ruolo “complementare” a quello degli uomini.

Ognuna di noi conosce, anche se a volte lo dimentica, il valore della sua presenza nelle nostre famiglie. Sempre, nella quotidianità e nei momenti difficili, conosciamo l’importanza di esserci, nella crescita dei nostri bambini, nelle loro crisi adolescenziali, nelle loro giovinezze e… con discrezione e senza invadere altri ruoli, anche nei loro matrimoni.

Alcune di noi che hanno la gioia di avere nipoti sanno quale dono è per noi e per loro essere nonne. Specialmente se questa ricchezza è scambiata con discrezione e saggezza. E per noi tutte donne cristiane questo aiutare la famiglia e la società ogni giorno nella costruzione di un mondo più umano non è anche “fare Chiesa”?

Anche noi, dalle più semplici a quelle che hanno grandi responsabilità, “siamo Chiesa”.

Rachele Filippetto

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