Benedetta quella notte in cui i magi si muovono, perché li ha “costretti” ad alzare lo sguardo e a cercare stelle. Quello della stella - a pensarci bene - è un segno molto debole, fragilissimo. Le stelle sorgono al buio, e ci vuole molto buio per poterle vedere. Di giorno spariscono, si perdono con la luce del sole. Chi si orienta alla luce di una stella deve imparare a camminare di notte, al chiarore tenue di questi punti luminosi intensi e fragilissimi, che una nuvola può inghiottire in un istante, che un temporale improvviso può cancellare e far scomparire.

Anche il viaggio notturno dei Magi non è esente da pasticci, errori, ritardi e confusioni, e in questo ricorda molto da vicino il nostro arrancare, il nostro perderci e ritrovarci, e forse anche il nostro desiderio di non arrenderci, di ritrovare la via ogni volta in cui ci siamo, o ci scopriamo, perduti. La notte diventa il momento del cammino: un cammino tutt’altro che semplice, esposto a ogni tipo di insidia e di fatica. Eppure un cammino possibile, a patto che si possa vedere almeno una stella, o che si possa stringere tra le mani una piccola luce. O trovare qualcuno a cui attaccarsi, a cui dare la mano.

C’è un principio guida nel cammino dei Magi, una luce che esercita un’attrazione irresistibile. Per certi aspetti è più forte addirittura del chiarore del sole. «Vennero i Magi da oriente», scrive Matteo. Significa che i Magi girano le spalle all’oriente, al sole che sorge, per andare da Gesù. Camminare verso il sole che sorge è immagine forte: evoca scenari di conquista, di crescita, di pienezza. I Magi imboccano la direzione contraria, vanno verso occidente, verso il tramonto, verso ciò che deperisce e viene a mancare. Non si può comprendere perché agiscano in questo modo dissennato, lasciando la sicurezza e gli onori della loro casa. A meno di accettare l’idea di una rivelazione folgorante, di un richiamo senza appello, della scoperta di qualcosa di irresistibile. In realtà i Magi non partono grazie a una decisione, ma perché sono come stregati, afferrati da qualcosa di più grande di loro. È la chiamata alla vita. È la vocazione.

Don Donato

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 Cristo vive! Egli è speranza e giovinezza per ognuno di noi e per il mondo intero.
Lasciamoci rinnovare da Lui! 
(Papa Francesco)

 

 

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Avvisi della Settimana

  

 

Lettera ai fedeli
delle diocesi laziali

 In occasione della solennità di Pentecoste, i vescovi del Lazio hanno indirizzato una lettera a tutti i fedeli delle diocesi laziali:

Carissimi fedeli delle diocesi del Lazio,
desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue: pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore.

Purtroppo nei mesi trascorsi ... (continua)