Caro Gesù Bambino,

questa è una lettera, forse un po’ insolita, di un adulto che, insieme a tanti altri, ha ricominciato a credere in Te. E, soprattutto, a “sospettare” che i doni li porti Tu e nessun altro.

L’equivoco è che ho legato l’idea di dono a quella di acquisto. Ho collegato il regalo al portafogli. Apparentemente, sono diventato realista. Di fatto, ho perso il senso del dono.

E la mentalità comune: tutto si compra, tutti i desideri possono venire esauditi, basta avere i soldi. Oppure — e siamo a un livello superiore — tutto si conquista con lo sforzo, i sacrifici, gli affanni, e perfino con le arrampicate più spregiudicate o gli strisciamenti più vergognosi.

Adesso, finalmente, torno a rendermi conto che occorre attendere il dono. Come quando ero un bambino non ancora disincantato. Ma quanti anni sono necessari per “riuscire” fanciulli!

Soltanto il dono può cambiare la mia vita e trasformare — almeno un po’ — il mondo. Dev’essere, però, il dono che non ha nulla a che vedere col denaro. Il dono che non si acquista nei grandi magazzini o nelle boutiques eleganti. E neppure il dono che si merita “se sei stato buono” (come si usa minacciare i bambini ingenui).

No. Io attendo il dono proprio perché non sono stato buono, talvolta decisamente cattivo. Perché non ho ottenuto la promozione, né sul piano umano, né su quello cristiano. Perché non riesco ad essere, semplicemente, “una brava persona”. Perché non ce l’ho fatta finora, e penso non potrò mai farcela.

Mi ci sono voluti tanti anni per sospettare, anzi maturare la certezza che i doni li porti Tu e nessun altro. Gli altri li pagano e li fanno pagare, in tanti modi, alcuni anche molto sottili e perfidi. Talvolta perfino se li riprendono. E, comunque, sono doni inconsistenti, spesso inutili, ingombranti.

La pace, la gioia, la buona volontà, la fraternità e la giustizia fra gli uomini, li aspetto unicamente da Te, perché non possono venire da nessun altra parte. Né li possiamo produrre noi, anche se ci vuole pur sempre il nostro apporto.

Caro Gesù Bambino, fatte queste premesse, passo ad esprimerti i desideri per me e la gente con cui cammino. Non ti chiedo giocattoli. Vorrei ritrovare, piuttosto, la voglia di giocare, e relativa spensieratezza. E, insieme, recuperare l’ingenuità, la fiducia, la speranza, la spontaneità, la poesia, il canto, lo stupore, il riso, la naturalezza. Ritrovare il gusto della gratuità. Riscoprire la gioia di ciò che si fa “per niente”.

Naturalmente la lista risulta forzatamente incompleta, per cui Ti autorizzo a leggere nel profondo del mio animo e interpretare i desideri, i sogni, le aspirzioni più autentiche, di cui neppure io sono cosciente. I doni più necessari, spesso, sono proprio quelli inattesi, e di cui non si avverte nemmeno il bisogno.

Mi puoi accontentare, dal momento che sono sin­ceramente convinto di non meritarmelo?

Natale è, precisamente, un attendere, con trepidazione, il dono. Intuire che è il dono che ci salva.

E sfortunati quelli che tengono le mani occupate a estrarre il portafogli e contare le banconote...

Caro Gesù Bambino, voglio anche farti una promessa. Che però non riguarda — voglio essere sincero e mettere subito in chiaro la faccenda - il giorno di Natale.

Tutti buoni, certo, il giorno di Natale, ma anche più tesi e pensierosi. Sono gli altri giorni dell’anno che risultano scoperti.

A Natale, normalmente, si consuma tutto in un giorno. Nei giorni successivi si fa tirare la cinghia... all’anima.

Io non ho alcuna intenzione di essere buono a Natale, di addobbarmi a festa, di darmi una verniciatura religiosa.

A Natale voglio essere come sempre. Affinché Tu mi veda, mi conosca, mi incontri come sono, nella mia miseria, nella piattezza, nel grigiore del quotidiano. Quindi, non Ti prometto, come fanno i bravi bambini, di essere buono solo a Natale. Non lo desidero. E poi ci sono già troppi altri che si danno da fare in questo senso.

A Natale sarò quello di sempre.

Ma Ti prometto che comincerò il giorno dopo. Prenderò sul serio il Natale il giorno dopo.

D’altra parte, il Natale è già pieno del “tutto” che hai portato Tu, e già stracolmo del “meglio” di tutti.

Natale non è una sosta benefica, una parentesi ma un punto di rottura, di “non ritorno”, un’inquietudine seminata dentro. Il Natale non è un punto di arrivo, ma di partenza.

Dobbiamo mettercelo bene in testa. A Natale non si arriva. Piuttosto, si parte dal Natale. Per molti purtroppo, tutto finisce a Natale. Mentre tutto dovrebbe cominciare di lì.

Direi che il momento decisivo, per i pastori, come poi per i Magi, sia stato quello in cui sono “ripartiti”.

Oso dire che il Natale lo si celebra davvero soltanto quando è passata la festa Sarebbe interessante scoprire, e far scoprire agli altri, che c’è stato il Natale, non perché quel giorno stava scritto nel calendario, ma perché ci si accorge che, a partire da un certo giorno, qualcosa è cambiato nella vita di qualcuno.

Dunque, caro Gesù Bambino, non aspettarti nulla di speciale da me a Natale. D’altra parte a Natale hai già fatto Tu il massimo. E sarebbe ridicolo se presumessi di aggiungervi qualcosa.

A Natale mi limiterò a stare a vedere, a sorprendermi. A Natale attenderò con trepidazione la grande scadenza: il giorno dopo. Per vedere che cosa succede. È il giorno seguente, infatti, che dovrò accorgermi e magari, chissà, anche qualcuno accanto a me - che c’è stato il Natale.

Caro Gesù Bambino, fa’ che non manchi l’appuntamento decisivo del giorno seguente. Un tempo diverso, una storia, anche personale, diversa. La vita è questo muoverci con fiducia verso ciò che sta per accadere.

Tu non sei venuto in terra perché gli uomini celebrassero il Natale e si sentissero buoni a Natale, ma perché celebrassero e diventassero almeno un po’ più buoni... gli altri giorni.

Don Donato

Foto

 

                                                            Chiesa di San Pio V, Presepe Natale 2019

“Commossi dalla gioia del dono, piccolo Bambino di Betlemme, ti chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza,
apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti
in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite." (Papa Francesco)

 

 

  • Editoriale

    • Una domenica per la Parola

      Una domenica per la ParolaCon la Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo Aperuit illis Papa Francesco ha istituito per la Chiesa universale una domenica espressamente dedicata alla parola di Dio, «perché possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua...

      Leggi Tutto

  • Documenti

    • Foto Gallery
      Vai alla sezione Documenti per leggere e scaricare testi e documenti

Evento

                                                                                                                         

I DOMENICA
DELLA PAROLA DI DIO

26 gennaio 2020
 

  

Avvisi della Settimana

  

  

18-25 gennaio: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 

Gruppo "Amici 60 e più..."
mercoledì 29 gennaio ore 16.00
festeggiamenti per i compleanni del mese

 

 

Il 50° di ordinazione sacerdotale di Papa Francesco:
gli auguri della comunità diocesana di Roma

 La comunità diocesana di Roma si stringe attorno al suo vescovo Papa Francesco in occasione del cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale, il 13 dicembre. La ricorrenza era stata già ricordata domenica 8 dicembre con una speciale intenzione di preghiera, proclamata durante tutte le Messe in tutte le chiese della diocesi. Alla vigilia dell’anniversario stesso, il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive un messaggio a nome di tutta la comunità diocesana.
Di seguito il testo:

La Chiesa di Roma non si dimentica di pregare per Lei Santo Padre. Per Lei sale a Dio la preghiera dei piccoli, dei bambini delle nostre comunità, che Lei benedice con affetto di Padre. Sale al Signore per Lei la preghiera dei poveri, che Lei ama in modo privilegiato; la preghiera degli anziani e dei malati, che offrono le loro sofferenze per la Chiesa. Per Lei è la preghiera dei giovani, spinti dal Suo entusiasmo missionario; e delle famiglie, chiamate a vivere la Gioia dell’Amore. Per Lei è la preghiera di tutti noi, pronti a portare il Vangelo della gioia. E la preghiera dei ministri ordinati, chiamati a camminare insieme al Suo passo per le periferie esistenziali della nostra città. Per Lei è la preghiera dei consacrati e delle consacrate, segno di speranza per la nostra Chiesa.
Per Lei, per la Chiesa e per il mondo, è tutta la nostra preghiera, come anche il ringraziamento per come ci sta portando per mano per le vie dell’uomo, “misericordiando”, con uno sguardo di amore e di tenerezza. Una preghiera quotidiana si innalza per Lei, successore di Pietro, da questa sua città. Oggi in particolare rendiamo grazie al Signore per il dono delle Sue mani consacrate cinquanta anni fa, che sono levate in alto per intercedere per noi, e che sono protese verso tutti per trasmettere amore.
Senta queste Sue mani alzate sostenute dalle nostre, ogni giorno, in ogni istante.
Auguri di cuore, Santità!

13 dicembre 2019