(Mt 3,13-7) In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

A Betlemme i Magi hanno riconosciuto il Figlio di Dio nelle umili fattezze di un bambino appena nato. Presso il Giordano il Figlio di Dio viene riconosciuto immerso nella folla dei penitenti, come fosse lui stesso un peccatore. E come per i Magi la vera stella che li aveva guidati nella loro ricerca era stato lui, il bambino di Betlemme, « luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo », così per tutti coloro che arrivano a conoscere una vita nuova a partire dalla coscienza ferita dalla colpa, la guida è ancora lui, Gesù. Questa volta facendosi lui stesso penitente con noi. Dunque fino a ieri abbiamo sentito il racconto di come è nato, da chi è nato, come. Oggi il Vangelo ci racconta per cosa Gesù è nato.

E i cieli che si aprono su di lui vuole che siano aperti anche per noi, perché possiamo ascoltare la voce che il Padre fa giungere al nostro cuore: « In te ho messo tutto il mio amore. Ai miei occhi tu sei unico, insostituibile. I giudizi degli altri, gli elogi o le condanne, i successi o i fallimenti, niente di tutto questo potrà in qualche modo modificare l’amore che io ho per te ».

È stupenda la verità nascosta in questo mistero del battesimo di Gesù presso il Giordano. Siamo tutti immersi dentro una condizione tenebrosa di miseria e di tristezza morale, ma su ciascuno di noi brilla la luce di un Dio che, come Padre, si ostina ad amarci.

C’è solo una cosa da non dimenticare: che questa stessa luce nobilita segretamente anche la vita di chi, accanto a noi, siamo abituati a vedere solo nella raggelante condizione del peccatore abbandonato al suo destino di condanna. Dio lo vede diversamente: è un Dio che, come dice il profeta Isaia, «non ama spezzare una canna incrinata o spegnere uno stoppino dalla fiamma smorta». Se la tua vita si sta spezzando, se sei a pezzi, Dio non finisce di rompere, lui si fa medico e guaritore. Per lui un uomo non è mai perduto, non è mai finito; un peccatore non è mai condannato per sempre. La passione di Dio è guarire la vita. Perché l’uomo non coincide con la sua malattia, l’uomo non si identifica con il suo peccato.

Dice Gesù all’adultera: «Non ti condanno; d’ora in avanti non peccare più». Non incrinare la tua vita, non scegliere le cose che danno la morte, non spegnere la tua luce interna.

L’uomo non coincide con la sua debolezza, ma con le sue potenzialità, con il seme di luce che il battesimo ha posto in lui. Il peccato, il mio e quello di chi mi è accanto, non rivela la verità dell’uomo. Il male non è rivelatore, mai. Perché noi siamo più grandi del nostro peccato.

E chi ama Dio, non può che condividere questa divina passione della misericordia e della pietà.

Don Donato

Foto

 

                                                            Chiesa di San Pio V, Presepe Natale 2019

“Commossi dalla gioia del dono, piccolo Bambino di Betlemme, ti chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza,
apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti
in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite." (Papa Francesco)

 

 

  • Editoriale

    • Una domenica per la Parola

      Una domenica per la ParolaCon la Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo Aperuit illis Papa Francesco ha istituito per la Chiesa universale una domenica espressamente dedicata alla parola di Dio, «perché possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua...

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I DOMENICA
DELLA PAROLA DI DIO

26 gennaio 2020
 

  

Avvisi della Settimana

  

  

18-25 gennaio: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 

Gruppo "Amici 60 e più..."
mercoledì 29 gennaio ore 16.00
festeggiamenti per i compleanni del mese

 

 

Il 50° di ordinazione sacerdotale di Papa Francesco:
gli auguri della comunità diocesana di Roma

 La comunità diocesana di Roma si stringe attorno al suo vescovo Papa Francesco in occasione del cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale, il 13 dicembre. La ricorrenza era stata già ricordata domenica 8 dicembre con una speciale intenzione di preghiera, proclamata durante tutte le Messe in tutte le chiese della diocesi. Alla vigilia dell’anniversario stesso, il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive un messaggio a nome di tutta la comunità diocesana.
Di seguito il testo:

La Chiesa di Roma non si dimentica di pregare per Lei Santo Padre. Per Lei sale a Dio la preghiera dei piccoli, dei bambini delle nostre comunità, che Lei benedice con affetto di Padre. Sale al Signore per Lei la preghiera dei poveri, che Lei ama in modo privilegiato; la preghiera degli anziani e dei malati, che offrono le loro sofferenze per la Chiesa. Per Lei è la preghiera dei giovani, spinti dal Suo entusiasmo missionario; e delle famiglie, chiamate a vivere la Gioia dell’Amore. Per Lei è la preghiera di tutti noi, pronti a portare il Vangelo della gioia. E la preghiera dei ministri ordinati, chiamati a camminare insieme al Suo passo per le periferie esistenziali della nostra città. Per Lei è la preghiera dei consacrati e delle consacrate, segno di speranza per la nostra Chiesa.
Per Lei, per la Chiesa e per il mondo, è tutta la nostra preghiera, come anche il ringraziamento per come ci sta portando per mano per le vie dell’uomo, “misericordiando”, con uno sguardo di amore e di tenerezza. Una preghiera quotidiana si innalza per Lei, successore di Pietro, da questa sua città. Oggi in particolare rendiamo grazie al Signore per il dono delle Sue mani consacrate cinquanta anni fa, che sono levate in alto per intercedere per noi, e che sono protese verso tutti per trasmettere amore.
Senta queste Sue mani alzate sostenute dalle nostre, ogni giorno, in ogni istante.
Auguri di cuore, Santità!

13 dicembre 2019