Ma chi è questo anziano?

Tra le tante cose che come tutti gli anziani conservo e rileggo ogni tanto ho trovato le parole di una canzone di Giorgio Gaber: “In un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza”. Ecco, un anziano che vive oggi in una città come la nostra, appunto “decadente”, è uno che vive spesso nell’indifferenza.

Può essere ignorato a volte non solo dai vicini di casa, ma anche dai più prossimi: figli, fratelli. Può sentirsi impedito nei movimenti e negli spostamenti. Può aver bisogno di mille piccole cose a cui non può più provvedere. In una società “giovanilistica“ e veloce può essere escluso, emarginato, anche se vive in una bella casa (e non sempre è così, anche nella nostra Parrocchia!).

Pensando però alla nostra condizione di anziani ci rendiamo conto che è vero che il rimanere vivi per tanti anni porta a una maturazione maggiore delle potenzialità caratteriali (positive o meno positive) che ci portiamo dalla nascita e dal retaggio della vita che abbiamo vissuto. Ma il nostro modo di guardare le cose si affina col passare degli anni e forse anche per questo perdiamo spesso illusioni e speranze. Ma riflettendo sul passato vissuto dovremmo riuscire a guardare con più saggezza, lungimiranza e comprensione la vita dei nostri figli e nipoti.

E’ vero che l’età non raddrizza la nostra vera natura e le esperienze negative che spesso la vita ci ha dato, trasformano le inclinazioni negative, quando ci sono state, in abitudini peggiori, aggiungendovi spesso vizi incurabili e fastidiosi da sopportare. Ma penso che tutti noi anziani riflettendo sulla nostra vera natura con sguardo profondo e soprattutto cercando di mantenere rapporti sereni con gli altri potremmo in parte modificare i nostri atteggiamenti o perlomeno guardarli con occhi più benevoli.

Questa possibilità può essere un dono dato all’età avanzata: pensare con curiosità alla propria natura intima che con gli anni si è trasformata ma non completamente cambiata. E a che cosa fare, ora, per vivere in armonia con gli altri. Fare questa scoperta mi sembra un esercizio positivo per procurarsi benessere. Insieme a quello che ci è dato proprio dall’età: una capacità maggiore di capire il vero significato della vita perché siamo diventati più sensibili al bene e alla comprensione. A volte succede che proprio per questa nostra condizione di vita vissuta a lungo ci associamo con più calore che in gioventù alle proteste per le ingiustizie, ci interessiamo alle disuguaglianze e ne soffriamo, proponiamo soluzioni semplici a cose che i più giovani  vedono complicate.

Anche  partecipare, come possiamo, a qualche iniziativa che ci aiuti a capire il presente, penso sia una cosa che molti di noi possono fare per migliorare la loro condizione. Perché il segreto per continuare a vivere serenamente è proprio quello di essere presenti con interesse alle realtà del tempo in cui ancora viviamo. Per questo tutti noi siamo nati: per vivere con serenità e possibilmente con gioia ogni stagione della nostra vita.

In Parrocchia abbiamo cominciato da poco un esperimento per stare insieme. Si chiama “Amici 60 anni...più" Ci siamo inventati un modo nuovo di riunirci in una forma diversa dalle solite: parliamo delle nostre storie, approfondiamo qualche avvenimento di attualità, guardiamo un film, giochiamo a carte, e altre cose abbiamo in programma da fare insieme. Ci  scambiamo amicizia e relazione e… ci siamo anche promessi aiuto reciproco a modo nostro, “da anziani”. E’ una piccola cosa, un piccolissimo esperimento di convivenza in Parrocchia. Ma, come si dice, le piccole cose, se messe insieme ad altre, producono una cosa grande.

Rachele Filippetto

 

 

 

Foto

 

Madonna del Riposo, guariscici, o almeno dacci una tregua. Accoglici in braccio come qui fai con tuo Figlio.
Tutti nel dolore ridiventiamo bambini. Continua a sorriderci, o Maria, perché non ci perdiamo nel buio.

 

 

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