Sei entrato in chiesa perché vuoi pregare. Fermati e trova il tempo per riposarti e riprendere speranza con questa preghiera. Ogni settimana un testo diverso di autori di varie tradizioni per aiutarti a ritrovare il gusto della preghiera silenziosa. Perché, diceva Sant’Agostino: «nutre l’anima solo ciò che la rallegra». 

 

Calma tu le onde in questo petto

 Signore, calma tu le onde in questo petto, placa le tempeste!
Anima mia taci, che la Divinità possa agire in te.
Anima mia mettiti in pace, possa Dio riposare in te, la sua pace ti possa coprire
con la sua ombra.
Sì, Padre, tanto spesso noi abbiamo provato che il mondo non ci può dare la pace.
Ma tu facci sentire che tu puoi dare la pace.
Fa’ che sentiamo la verità della promessa che la tua pace il mondo intero non ce la può togliere
(Gv 16,22).

 

SØREN KIERKEGAARD (1813-1855)
(dal Diario, 1° gennaio 1839)

 

 

L'11 novembre del 1855 si spegne a soli quarantadue anni nella nativa Copenaghen Søren Aabye Kierkegaard, filosofo, teologo luterano e testimone di una spiritualità radicalmente evangelica. Ereditata in gioventù dal padre una marcata simpatia per i grandi esponenti del pietismo tedesco, alla morte del genitore, Søren entrò in possesso anche di un lascito cospicuo che gli permise di dedicarsi alla ricerca intellettuale e di pubblicare a proprie spese i libri - moltissimi - che scriverà nella pur breve esistenza. Formatosi in un mondo pervaso dal pensiero hegeliano, Kierkegaard si ribellò interiormente ai suoi maestri e prese a ricercare una verità diversa da quella dell'idealismo, proponendo un accesso alla verità attraverso la «via della vita». La verità cristiana è infatti per Kierkegaard non quella derivante dall'unità razionale di un sistema di pensiero, bensì quella derivante dall'esperienza personale, l'unica per cui valga la pena di vivere e di morire. Per Kierkegaard l'incontro con Dio avviene soltanto nell'umiliazione dell'intelligenza, quando l'uomo, vinta ogni illusione di poter conoscere la verità con le sole proprie forze, vive rapito e assorto nel senso delle cose eterne e le testimonia accanto agli altri giorno dopo giorno. Il teologo danese espresse questa eccedenza di senso dell'esperienza religiosa soprattutto nelle sue opere poetiche e in brevi ma dense meditazioni religiose. L'influsso dei suoi scritti sul pensiero etico e soprattutto religioso del XIX e del XX secolo fu enorme. Con la sua franchezza evangelica egli criticò pensatori e pastori illustri del suo tempo, ridando respiro alla fede e alla cultura cristiane che rischiavano di arenarsi nelle secche del dogmatismo.

 

 

 

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