“Villa Carpegna deve essere aperta. Villa Carpegna deve essere di tutti”. Lo slogan, semplice quanto diretto, data gli anni Ottanta quando il nostro (per la verità, oggi  alquanto ‘sonnacchioso’) quartiere portò avanti e vinse una battaglia di cui ancora oggi i cittadini si avvalgono: l’apertura di un importante polmone verde in una zona assediata dal cemento e con una cronica mancanza di luoghi di aggregazione.

Fu una battaglia, quella di scongiurare che il verde della villa scomparisse sotto una colata di cemento stretto dalla tenaglia della speculazione edilizia, che vide insieme cittadini di tutte le età ed estrazioni culturali. Anche la nostra parrocchia diede il suo grande contributo aderendo e partecipando attivamente al Comitato di quartiere che si formò in quegli anni.

Solo una cartolina sbiadita? Speriamo di no anche perché un po’ di quello spirito sembra anche oggi necessario. Una domanda si sta, infatti, facendo strada in molti: Villa Carpegna è stata totalmente aperta?

Diciamo questo perché non si comprende il senso dell’operazione che ha portato anni fa ad affidare il casaletto posto all’interno della Villa alla “Fondazione Quadriennale di Roma” che ha impedito di fatto, in tutti questi anni, la fruibilità di quegli spazi alla cittadinanza. Oggi l’edificio è perennemente chiuso e difeso da una cancellata insuperabile e, per quanto se ne sa, si sarebbe concesso l’uso della struttura alla stessa ‘’Quadriennale’’ per altri decenni o addirittura a tempo indeterminato.

Dopo una breve ricerca su internet siamo giunti alla pubblicazione della rivista “Artribune Magazine” dove il nuovo presidente della Quadriennale, l’ex giornalista ed ex parlamentare di Forza Italia Jas Gawronski ha rilasciato (siamo all’anno 2011) dichiarazioni sibilline, sottolineando l’importanza che gli assets “della Quadriennale siano messi  a reddito”. “In primis – puntualizza - la nostra sede, Villa Carpegna, con ambienti interni ed esterni adatti per lo svolgimento di eventi di diversa natura”. Se si ha la pazienza di andare poi sul sito della stessa Quadriennale (www.quadriennalediroma.org) si apprende che l’orario di apertura dello storico edificio va dalle 9.30 alle 17.30, dal lunedì al venerdì, che gli ambienti ospitano una splendida biblioteca e un archivio e che nella sede “si svolge sempre più una attività continuativa, articolata in mostre, incontri e servizi di ricerca e documentazione. Un centro di produzione culturale…” (sich!).

Le nebbie calano, poi, se si clicca sulla parte riguardante i nuovi eventi... 'Smanettando’ sempre nel sito si apprende poi che è possibile visitare la Villa solo previa prenotazione e con un costo di 3 euro a persona e che si possono organizzare eventi “di charme per ospitare eventi di privati o di aziende” visto che la struttura è ideale per “presentazioni aziendali, cocktail e feste per grandi e bambini”. Infine si apprende che il tutto può avvalersi di un “parcheggio interno per circa settanta autovetture”.

Tutto questo, ripetiamo, in mancanza nel quadrante del nostro quartiere di luoghi pubblici di incontro e ritrovo per i cittadini, spesso costretti a socializzare, bere un caffè o gustare un gelato in piazzette asfittiche, assediate dal traffico e dallo smog. Senza parlare della cronica assenza di un luogo dove poter organizzare incontri pubblici, concerti, mostre od altro. Insomma, non una “Quadriennale” ma più semplicemente un luogo aperto a “eventi di popolo”.

Perché, allora, non capire meglio cosa c’è dietro la chiusura del casaletto, se sia possibile aprirlo alla fruibilità di tutti? Che ne pensate se in quegli spazi si organizzasse, ad esempio, una biblioteca, un luogo di incontro con relativa mescita, un centro sociale o tutte queste cose insieme vista l’ampiezza degli spazi? O, comunque, perchè non aprire un confronto tra i cittadini per la sua destinazione d’uso?

E' quello che Spiov si propone di fare in futuro semmai coinvolgendo la nuova amministrazione municipale, arricchendo il nostro sito con una interessante storia delle lotte che hanno portato a liberare (parzialmente a questo punto?) la storica Villa romana.

Giuseppe Cionti

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Nel buio di una notte oscura nasce un bambino, nasce Gesù salvatore.
La parola si è fatta carne, debole e tremolante come la luce di una candela, debole come noi.
Le guerre e gli odi non potranno oscurarla perché la luce vince le tenebre della morte con la vita,
l’odio con l’amore, la menzogna con la verità.

Carlo Maria Martini


 

 

 

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      Auguri di Buon Natale!Caro fratello, cara sorella, mi ha colpito, giorni fa, il titolo di un’intervista a papa Francesco: “il Natale che vorrei”. È vero anche per noi, cittadini smaliziati di questa epoca che ormai pensa di aver visto di tutto. Arriviamo a Natale sempre pieni di desideri e di sogni. Anche se rifiutiamo l’idea di dover essere buoni a comando, il Natale ci invita a sognare un mondo migliore per tutti. ...

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