Ci lasciamo per il periodo estivo, ma prima vorrei dedicare queste mie riflessioni a tutti coloro che non possono permettersi le ferie, agli esclusi, agli incompresi.

I carcerati

Primi tra tutti, penso alle persone chiuse nelle loro celle dove sono davvero stretti e surriscaldati con l'unica soddisfazione della televisione accesa che propone immagini di mare e  vacanze. C'è poi il rischio che il caldo dia alla testa e allora la sopportazione della croce diventa più difficile. Da non dimenticare che il 60% dei nostri carcerati è in attesa di giudizio, quindi con la possibilità che siano innocenti.

I malati

Penso ugualmente ai malati dei nostri ospedali. Qui, durante l'estate, vengono parcheggiati molti anziani per analisi e ricerche che, guarda caso, durano un mese, proprio quando gli analisti sono in ferie.

I disoccupati

Penso alle famiglie dei disoccupati che non possono permettersi le vacanze perché la loro vita è tutta una vacanza e rimangono a casa con i loro figli. Le ferie sono senz'altro il momento più duro delle famiglie senza lavoro, come le feste durante le quali esplode la vita.

Le persone sole

Soprattutto penso alle persone sole che non sanno affrontare e abitare la loro solitudine. Questa può essere una maledizione o una grande grazia che Dio concede per poter stare con Lui dal momento che la solitudine e il deserto sono la Sua dimora. Pascal ha scritto: “Tutta l'infelicità dell'uomo deriva da una sola cosa, il non saper star tranquillo in una stanza”. La capacità di solitudine è la misura della capacità di profondità della vita di un uomo. Per questo l'uomo non è mai solo ma solitario perché è sempre presente a Dio e Dio può essere sempre presente a Lui.

Credo che le vacanze siano anche un tempo propizio per questa scoperta, creando volontariamente dei tempi di solitudine in cui invocare la divina Presenza: Vieni Signore Gesù.

Ritrovare calma

Credo anche sia utile interrompere il proprio lavoro e per qualche tempo attendere ad altro. È importante interrompere per dire a noi stessi che siamo necessari ma non indispensabili: che Dio si serve di noi ma che può farne benissimo a meno. Questo dà equilibrio, ci ridimensiona, ci mette al giusto posto. Pensare che il mondo dipende da noi non conduce all'esaurimento, ma alla pazzia. L'altro motivo per interrompere il consueto lavoro è per ritrovare calma e serenità. Soprattutto quando gli impegni giornalieri sono molti e abbiamo responsabilità di diverse cose. Passando velocemente dall'una all'altra c'è il rischio di avere un atteggiamento schizofrenico con la conseguenza di non essere pienamente presenti all'impegno del momento. I Padri immaginavano l'animo umano come una bottiglia di acqua sporca. Per pulirla ci sono vari modi. Il più semplice di tutti è di non agitarla ma tenerla ferma in modo che lo sporco si depositi sul fondo in maniera che l'acqua ridiventi trasparente. Così l'anima umana: la sua trasparenza dipende dalla pace e serenità, indispensabili per fare bene tutte le cose anche se sono molte. Fermarsi può essere indispensabile per ritrovare il centro della propria vita. È importante avere chiara la gerarchia del valore delle cose che stiamo facendo. Spesso l'urgente vuole sopraffare l'importante fino ad oscurarlo, per cui ne deriva una confusione generale. In questo modo si corre il rischio di far saltare le cose principali su cui è fondata la vita per cui saltando quelle, salta la vita stessa.

Saper dire: “ti voglio bene”

Uno dei cardini della vita dell'uomo è sicuramente la famiglia, la cui consistenza si dà per scontata per cui tutto è supposto e mai esplicitato. Spesso chiedo alle giovani coppie quant'è che non hanno detto alla propria moglie e al proprio marito che gli vogliono bene. La faccia che fanno è tutta una risposta. Eppure la prima cosa da fare da parte di due sposi è dirsi amore, non supporlo, non darlo per scontato ma dirselo con parole vere, segni, gesti e … soprattutto tempo.

Recupero

Spero che per molti le ferie siano tempo di recupero. Per un consacrato, prete o suora che sia, vale la stessa cosa: dire a Dio il proprio amore. Non soltanto facendo opere per Lui ma dedicandoglielo formalmente perché il Primo comandamento è “Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze”. Non basta l'anima e le forze, ma soprattutto ci vuole il cuore. Se tutto l'amore non si dice a Lui c'è il rischio di dirlo a qualcos'altro e a qualche altro. Certamente l'amore va detto a qualcuno. In questo senso le ferie aiutano a fare ordine nella propria vita e possono aiutarci a diventare migliori. Per tutti certamente è il tempo per interrogarci sul posto che diamo a Dio nella nostra esistenza. Lui che è il creatore è anche l'equilibratore della nostra vita. Mettere Lui al primo posto è riequilibrare tutto. È quanto auguro a tutti in quest'estate.

Don Donato

Foto

 

                                                            Chiesa di San Pio V, Presepe Natale 2019

“Commossi dalla gioia del dono, piccolo Bambino di Betlemme, ti chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza,
apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti
in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite." (Papa Francesco)

 

 

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                                                                                                                         terzo appuntamento

MARTEDI' 21 GENNAIO
ORE 18.00
 “La pastorale con
la persona anziana"

  

Avvisi della Settimana

  

  

18-25 gennaio: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 

Gruppo "Amici 60 e più..."
mercoledì 22 gennaio ore 16.00
incontro con don Donato

 

 

Il 50° di ordinazione sacerdotale di Papa Francesco:
gli auguri della comunità diocesana di Roma

 La comunità diocesana di Roma si stringe attorno al suo vescovo Papa Francesco in occasione del cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale, il 13 dicembre. La ricorrenza era stata già ricordata domenica 8 dicembre con una speciale intenzione di preghiera, proclamata durante tutte le Messe in tutte le chiese della diocesi. Alla vigilia dell’anniversario stesso, il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive un messaggio a nome di tutta la comunità diocesana.
Di seguito il testo:

La Chiesa di Roma non si dimentica di pregare per Lei Santo Padre. Per Lei sale a Dio la preghiera dei piccoli, dei bambini delle nostre comunità, che Lei benedice con affetto di Padre. Sale al Signore per Lei la preghiera dei poveri, che Lei ama in modo privilegiato; la preghiera degli anziani e dei malati, che offrono le loro sofferenze per la Chiesa. Per Lei è la preghiera dei giovani, spinti dal Suo entusiasmo missionario; e delle famiglie, chiamate a vivere la Gioia dell’Amore. Per Lei è la preghiera di tutti noi, pronti a portare il Vangelo della gioia. E la preghiera dei ministri ordinati, chiamati a camminare insieme al Suo passo per le periferie esistenziali della nostra città. Per Lei è la preghiera dei consacrati e delle consacrate, segno di speranza per la nostra Chiesa.
Per Lei, per la Chiesa e per il mondo, è tutta la nostra preghiera, come anche il ringraziamento per come ci sta portando per mano per le vie dell’uomo, “misericordiando”, con uno sguardo di amore e di tenerezza. Una preghiera quotidiana si innalza per Lei, successore di Pietro, da questa sua città. Oggi in particolare rendiamo grazie al Signore per il dono delle Sue mani consacrate cinquanta anni fa, che sono levate in alto per intercedere per noi, e che sono protese verso tutti per trasmettere amore.
Senta queste Sue mani alzate sostenute dalle nostre, ogni giorno, in ogni istante.
Auguri di cuore, Santità!

13 dicembre 2019