Caro fratello, cara sorella,

quando arriva Natale avvertiamo il bisogno di una pausa tra le corse e gli affanni che ci fanno arrivare alla festa sfiniti, col fiato corto, a volte troppo stanchi per gustare la bellezza del presepe e del Mistero, oppure soli e sfiduciati per le ferite che ci portiamo dentro e che abbiamo ricevuto nella vita.

Ricordate quella poesia di Ungaretti dedicata al Natale in cui lui racconta del suo ritorno a casa dal fronte della Prima Guerra Mondiale? È tornato a casa in licenza, ma è stanco e non vuole fingere di dimenticare neanche per un po’ le atrocità della guerra, tuffandosi tra la gente e nella città in festa. Ungaretti invoca solitudine e desiderio di essere lasciato in pace: Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade/ Ho tanta stanchezza sulle spalle/Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata/Qui non si sente altro che il caldo buono/ Sto con le quattro capriole di fumo del focolare.

Diamo con generosità e abbiamo paura di perdere tante cose, e la paura ci ruba il meglio della vita, di non reggere la fatica del tempo che incalza, di rimanere soli a raccogliere i frammenti di vita che nessuno ci aiuta a rimettere insieme. Le tradizioni ci consolano appena per qualche momento. Perché la verità è che abbiamo bisogno di un salvatore. Ciascuno di noi.  Salvati e liberati da una solitudine fondamentale, come un viaggiatore in una notte troppo buia per essere illuminata.

Ma a Natale qualcuno è nato, qualcosa è accaduto, un evento inatteso, un inizio sorprendente che ha aperto strade inaspettate. Questa nascita di cui oggi celebriamo la memoria è, oggi come ieri, la promessa di una possibile rinascita che riguarda anche noi. «Oggi nasce il Signore» significa questo: che Dio ci ha dato un salvatore e che noi stessi dobbiamo rinascere. L’evento della nascita di Gesù trova il suo oggi nella nostra vita, nella nostra carne, nella nostra umanità e nel nostro cuore. Lui nasce ancora perché noi possiamo rinascere alla vita.

Un giorno, anzi una notte, un uomo vecchio, Nicodemo, andò a trovare Gesù, di nascosto, e rimase stupefatto davanti alle sue parole che si riferivano a questa nostra rinascita: «Come è possibile, come può un uomo rinascere quando è vecchio?». Ma proprio questo è il miracolo di Dio: oggi tu puoi rinascere, e qualcosa di nuovo comincia nel tuo cuore, nella tua vita. Oggi tu puoi ricominciare. Tu, con la tua storia che sembra essersi tante volte impantanata; tu, con le tue ferite che sembrano bloccare il futuro; tu, con i tuoi anni e i tuoi errori, le tue fatiche e le tue stanchezze; tu, con il cammino della tua fede spesso in­terrotto, con i tuoi sentieri perduti: oggi puoi rinascere alla vita. E solo allora sarà Natale.

Ogni nascita è un vero miracolo di Dio, una grazia. Per questo ogni rinascita conosce il travaglio di un cambiamento, la fatica di lasciare che qualcosa di sé muoia perché la vita possa rinascere. Ogni nascita è un dono che ci sorprende, come un evento da accogliere, che non viene da noi, ma dal cielo. Una vita nuova pulsa dentro di noi, qualcosa che non dipende dalle nostre forze ma dalla grazia. Ogni vita che nasce è come un piccolo figlio, e noi stessi quando rinasciamo ci troviamo nella fragilità di una carne ancora tenera e debole. Anche Dio, facendosi uomo, è nato nella debolezza e nella piccolezza e non dobbiamo avere paura di rinascere e di ricominciare facendo piccoli passi, portando la nostra fragilità e la nostra povertà. Abbiamo una fede fragile, una speranza che ci sembra troppo debole, è vero. Ogni vita vera, ogni rinascita comincia così: dalla povertà di piccoli e fragili passi, eppure così veri da cambiare la vita del mondo. Se questo è il significato del Natale, potrai prenderti cura dei sogni di Dio.

E allora oggi vogliamo scambiarci quest’augurio: pos­sa la tua vita ricominciare, negli affetti più cari, in quelli spesso complicati e feriti; nella speranza di un futuro più forte della morte; nella ricerca di un amore vero che riempia tutta la vita; nel coraggio di donare tutto se stessi fino alla fine. Nella fede fragile che pure non muore, ciascuno possa rinascere e ricominciare. A nascere del tutto, non solo a sopravvivere. Perché ci mettiamo una vita intera a nascere.

Quanta gratitudine sarai capace di raccogliere in un giorno come questo!

 

Buon Natale con il cuore

Don Donato

 

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Dio non si è stancato di noi.
Accogliamo la Quaresima come il tempo forte in cui la sua Parola ci viene nuovamente rivolta:
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (
Es 20,2).
È 
tempo di conversione, tempo di libertà

(Papa Francesco)


 

 

 

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