In fila indiana, ben distanziati, mascherine che coprono naso e bocca, i parrocchiani di San Pio V a Roma attendono sotto il sole che lo scout all'ingresso dia il segnale. Occhi che sorridono e mani che salutano, è bello rivedersi dopo oltre due mesi per la Messa. E l'attesa si consuma tra i «come stai» e i «finalmente ci siamo».

Poi la fila comincia a scorrere. Prima sosta, proprio sulla soglia, per la misurazione della temperatura. La seconda per la sanificazione delle mani davanti al distributore automatico del gel, la terza nel posto segnato con un cartello sulla spalliera dei banchi: «Siedi qui».

Manca una manciata di minuti alla Messa delle 11. Ci sono già state quelle delle 8, delle 9 e delle 10. Seguiranno la celebrazione di mezzogiorno e altre due nel pomeriggio. E la scena si ripete costante.

La messa delle 11.30 di domenica 8 marzo, l'ultima prima del lockdown. 

 

Ingressi ordinati, posti assegnati (due per banco, disposti a scacchiera, a distanza di sicurezza), la celebrazione e infine l'uscita da una porta diversa da quella di ingresso. Tra una Messa e l'altra il gruppo dei volontari provvede a sanificare l' aula liturgica. Tecnica semplice ed efficace: il primo spruzza di amuchina le superfici, altri due o tre lo seguono muniti di stracci pulitori. L'olio di gomito fa il resto. E i fedeli della celebrazione successiva non entrano fin quando l'operazione "Messa pulita" non finisce.

Anche qui, quartiere Aurelio della Capitale, l'Ascensione del 2020 sarà da ricordare. Si torna a partecipare di persona dopo il lockdown per il Covid-19. Ed è una festa, contenuta e ordinata, ma vera. La scelta del parroco, don Donato Le Pera di aumentare il numero delle Messe ha dato i suoi frutti positivi. Nessuna ressa, anche se gli ingressi erano contingentati fino a cento fedeli per liturgia. E il raccoglimento, il silenzio, la partecipazione orante, persino i canti intonati a memoria - con l'ausilio dell'organo a canne e di un cantore solista come guida dell'assemblea - ricreano l'atmosfera "normale" di gennaio e febbraio.

Certo, le "stimmate" di ordinaria precauzione si vedono eccome. Non solo i fedeli nei banchi, ma anche i lettori all'ambone portano la mascherina. Ma proclamazione della Parola di Dio non ne risente. Idem per la preghiera dei fedeli. Un salto nel passato, invece, al momento della raccolta delle offerte. Al posto dei consueti cestini, rispuntano le sacche collocate all'estremità di lunghi supporti in legno, come si usava diversi decenni fa. E così sia l'incaricato del servizio, sia i fedeli che vi depositano il loro obolo restano a distanza di sicurezza.

Quando si arriva al momento della distribuzione dell'Eucaristia, il parroco, un ministro straordinario e due viceparroci sanificano le mani, infilano i guanti monouso e dopo essersi divisi le navate della chiesa si avvicinano ai fedeli che devono fare la Comunione, lasciando cadere la particola da qualche centimetro di distanza nelle mani di ognuno. Il digiuno è finito. L'aula liturgica risuona di tanti convinti «Amen».

E poco dopo, sul sagrato, ci si dà appuntamento a domenica prossima. Così sia, speriamo per sempre. Senza altre interruzioni.

Mimmo Muolo

(da “Avvenire” di martedì 26 maggio 2020)

 

L’8 dicembre gli amici del Magnificat di Gerusalemme hanno offerto alla comunità di San Pio V una bellissima occasione musicale: il concerto dell’Immacolata.

L'Istituto "Magnificat" di Gerusalemme é una Scuola di Musica sorta nel 1995 per volontà del Capitolo della Custodia Francescana di Terra Santa. L’Istituto Magnificat è legato al Conservatorio di Musica "A. Pedrollo" di Vicenza da una convenzione di collaborazione, in virtù della quale l’Istituto ha adottato i programmi del Conservatorio per tutti i livelli di insegnamento di base.

Nel 2010 il Conservatorio ha deciso di creare una sede all’estero presso ed in collaborazione con l’Istituto Magnificat, per offrire a Gerusalemme un cursus accademico in alcune discipline specifiche (pianoforte, organo, musica liturgica, canto). I corsi accademici sono stati inaugurati nell'autunno del 2015.

Attualmente la Scuola conta circa 200 allievi e 28 insegnanti. Il Magnificat è l’unica scuola di musica presente nella Città Vecchia di Gerusalemme. E da qui, da questo conteso lembo di terra, l’armonia della musica si espande in tutto il Medio Oriente.

Ciò che rende speciale il Magnificat è che insieme studiano e lavorano Cristiani di tutte le confessioni, Ebrei e Musulmani. La maggioranza degli allievi sono Cristiani, mentre la maggioranza dei docenti sono Ebrei.

La tournée romana del gruppo di studenti del Magnificat, accompagnati dal direttore P. Alberto J. Pari e da alcuni insegnanti, è iniziata presso la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, è proseguita nella Chiesa di Sant'Ippolito e si conclusa a San Pio V.

La musica unisce tanto da realizzare un vero laboratorio di pace. Noi come comunità parrocchiale siamo chiamati a sostenere le attività dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme (www.magnificat.custodia.org/it)

Andrea Colucci

Successo e applausi per la bella iniziativa del Concerto di Natale a “Coristi unificati”, che si è svolto in parrocchia la sera di giovedì 20 dicembre. Molti componenti delle corali che animano la liturgia nelle diverse Messe della domenica hanno scelto infatti di mettere insieme le loro voci, sotto la direzione di Giulia Evangelisti, per proporre ai parrocchiani un repertorio di canti della tradizione natalizia, con l’accompagnamento di organo e flauto. Da “O magnum Mysterium” al “Piccolo suonatore di Tamburo”, da “Adeste Fideles” a “Stille Nacht” (che proprio quest’anno ha compiuto 200 anni dalla sua composizione), da “The First Noel” a “In Notte Placida”, passando per “Gaudete”, “Gloria in excelsis Deo” e gli immancabili “White Christmas” e “Tu scendi dalle stelle”, è stato tutto un crescendo di atmosfere ed emozioni, quasi una lunga e piacevole “ninna nanna” cantata idealmente davanti alla Grotta di Betlemme.

Il parroco di San Pio V, don Donato Le Pera, nel suo saluto finale, ha lodato l’iniziativa e con una battuta ha definito “un miracolo” l’essere riusciti a mettere insieme le diverse anime musicali della parrocchia. “Grazie per questo vostro impegno – ha aggiunto – che fa crescere la comunione nella nostra comunità”.

Tutti ben calati nei loro ruoli i coristi, i musicisti (Luis Carbajal all’organo, Paola Malfatti al flauto), i solisti (il tenore Fabio Massimo Aureli, i soprani Luciana Miari, Irene Castaldo e Giulia Pascucci) e la direttrice Giulia Evangelisti, cui si deve anche l’ideazione e la supervisione artistica del concerto.

 

Mimmo Muolo

È stata una gradita sorpresa quella che i parrocchiani di San Pio V hanno ricevuto domenica 28 aprile alle santa Messa della sera, presieduta da Mons. Ciro Quispe Lopez, vescovo di Juli (Perù).

Già, perché “Don Ciro”, come molti ricordano, è stato collaboratore a San Pio V dal 2004 al 2011, durante i suoi studi biblici a Roma.

A dargli il benvenuto a San Pio V il nostro parroco, don Donato, e a concelebrare, oltre a don Armando, anche don Luigi Storto, parroco a San Pio V dal 1991 al 2012 e che accolse in parrocchia il giovane prete peruviano, inviato a Roma dalla mitica Cuzco.

La nomina episcopale, come ha raccontato lo stesso Don Ciro, è giunta inaspettata nel novembre scorso, comunicatagli dal nunzio in Perù che lo destinava alla “prelatura territoriale” di Juli. Juli è la capitale della provincia di Chucuito e si trova nella parte occidentale del lago Titicaca (il lago più alto del mondo, a 4mila metri di altitudine), nella parte meridionale del Perù, al confine con la Bolivia.

La prima decisione presa dal nuovo vescovo è stata quella di tenere la cerimonia di consacrazione episcopale (il 15 dicembre) nella cattedrale di Juli, per sottolineare il legame che ha voluto subito instaurare con la sua nuova famiglia, che ha accolto il nuovo vescovo in un tripudio di folla (http://prelaturadejuli.pe/2018/12/15/ordenacion-episcopal-de-monsenor-ciro-quispe-en-juli/) insieme ai 23 vescovi che hanno concelebrato.

Nei saluti finali di quella messa, non è mancato il ricordo (in italiano) agli amici romani da parte del novello vescovo. Dalla “piccola Roma” alla “Roma imperiale”, ha detto don Ciro. Sì, perché Juli viene soprannominata la “Roma delle Ande”, a motivo della presenza di varie chiese (tra cui la cattedrale) costruite dai discendenti dei “conquistadores”.

Infine, dopo la messa a San Pio V, don Ciro si è intrattenuto a salutare i vecchi amici e a illustrare brevemente una delle realtà presenti nella sua diocesi e alla quale ha dedicato, insieme a don Luigi Ginami, un libro: si tratta del carcere di massima sicurezza di Challapalca che sorge a 5050 metri di altezza, definito “un piccolo inferno umano” sul quale si sta realizzando un progetto di assistenza (http://www.edizionimessaggero.it/ita/catalogo/scheda.asp?ISBN=978-88-250-5001-1).

Insomma, tanti motivi che continuano a legarci a monseñor Ciro e al Perù, che così può diventare meno lontano.

D.C.

I mesi che vengono dopo il periodo estivo, soprattutto quello di settembre, sono mesi densi di buoni propositi, maturati per lo più durante le vacanze, quando su una spiaggia assolata o al cospetto di affascinanti vette tutto ci sembra più bello. Ma anche per coloro che non sono andati in vacanza, il riposo urbano, all’interno della propria casa, può aver aiutato a scoprire spazi di silenzio e di riposo, che hanno indotto a riflessioni impossibili in altri momenti dell’anno. In tali contesti gli affanni della vita quotidiana ci appaiono più lontani, quasi evanescenti, e spesso ci si ritrova con gli amici, i familiari o soli con se stessi, facendo propositi di cambiamenti di vita o di abitudini per l’immediato futuro. Poi quando si torna a casa si prova a cambiare, ma spesso l’abitudine e gli ambienti casalingo e lavorativo ci travolgono e tutto torna come prima o, in certi casi, anche peggio di prima. Ad ottobre poi si è di nuovo fatta l’abitudine e tutto riprende come lo si era lasciato a luglio e agosto e via così, aspettando l’arrivo dell’altro periodo folle dell’anno, quello prenatalizio, che stiamo vivendo in queste settimane.

Dobbiamo rassegnarci a questo ritmo?

Ovviamente dipende da noi, dalla nostra volontà, ma non esclusivamente. L’ambiente influisce, aiuta, condiziona, ma forse vale la pena di cercare di prendere in mano la situazione, principalmente in quel luogo che è la nostra famiglia.

Sembra anacronistico menzionare la famiglia. Soprattutto oggi che tale termine è declinato in mille varianti: famiglia nucleare, famiglia allargata, famiglia in crisi, famiglia sfasciata, famiglia multietnica.

Ricominciamo ad apprezzare e, se del caso, a ricostruire la nostra famiglia, cercando soprattutto (e in primo luogo) di recuperare il rapporto con i figli. Certo, a volte sono proprio questi ultimi ad essere causa di molte crisi della famiglia, con le loro fughe, le loro contestazioni, la voglia di rendersi autonomi e di fare esperienze. Tutte esigenze queste certamente legittime, da poterle considerare naturali. Ma quante volte invece queste esigenze, per quanto legittime e naturali possano essere, sono invece un modo per sfuggire ad una famiglia che in concreto non c’è più, che esiste solo sulla carta, che si risolve in un cognome da scrivere sul campanello di casa o sulla casella della posta?

Ed allora il cambiamento vagheggiato mesi fa proviamo a farlo prima di tutto con i nostri figli. Non è facile e, secondo qualcuno, la crisi globale non aiuta. Ma è proprio nei periodi di crisi che più facilmente si può cambiare. È proprio nelle difficoltà del vivere quotidiano che la famiglia, e in particolare i genitori, possono contribuire a riallacciare quel rapporto di fiducia e di aiuto reciproco che sono essenziali per ricostruire una connettività di sentimenti. È importante rivitalizzare quel flusso di confidenza e di fiducia, che costituisce la base per ogni progetto di vita; e i genitori possono farlo anzitutto con l’esempio di come, anche in tempi difficili e di crisi, si possano affrontare con eroismo quotidiano le prove che ogni giorno si devono affrontare. E inoltre i genitori, pur con tutte le inevitabili difficoltà, provino ad interessarsi di ciò che fanno i figli; quante volte l’apatia e il disagio di molti ragazzi sono frutti di un disinteresse mostrato dai genitori per le iniziative intraprese.

È noto, lo si ripete sempre, il mestiere di genitore è il più difficile, ma i figli sono creature nostre, che abbiamo fortemente voluto, ma che non possiamo pretendere siano dei nostri cloni o delle copie di personaggi famosi o di modelli che magari noi avevamo e che, per una serie di ragioni, non siamo riusciti ad imitare.

Lo sforzo di cambiamento che potrebbe caratterizzare il nostro periodo autunnale e invernale, provocando un arricchimento reciproco, potrebbe pertanto orientarsi sui nostri figli, ma non nel senso di un loro occhiuto controllo o di critica serrata sulle loro iniziative, bensì parlando con loro, rispettandone le aspirazioni e cercando di far rinascere in loro quell’esigenza di famiglia che, in molti, neanche hanno mai conosciuto. È difficile, ma vale la pena provarci.

Roberto Zannotti e Federica Marinello


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Madonna del Riposo, guariscici, o almeno dacci una tregua. Accoglici in braccio come qui fai con tuo Figlio.
Tutti nel dolore ridiventiamo bambini. Continua a sorriderci, o Maria, perché non ci perdiamo nel buio.

 

 

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(vedi sotto)

 

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Un grazie di cuore per la generosa raccolta di alimenti e offerte
di domenica scorsa a favore dei più bisognosi della parrocchia.

  

APPELLO
La Caritas diocesana ha aperto una struttura per persone senza dimora
non lontano da noi (in Via Aurelia prima del Raccordo).
Chi desidera fare volontariato può rivolgersi a don Donato.