Il Manuale operativo dei diritti promosso dalla Caritas di Roma questa settimana è stato aggiornato a seguito delle numerose modifiche intervenute dai recenti provvedimenti governativi e dalle circolari dell’Inps.
In particolare segnaliamo novità riguardo:

a) congedi parentali Covid-19 per genitori (causa quarantena scolastica dei figli);

b) reddito di cittadinanza;

c) reddito di emergenza;

d) lavoro autonomo: collaboratori e professionisti con partite Iva iscritti alla gestione separata Inps;

e) lavoratori spettacolo, agricoli, stagionali, interinali, intermittenti, vendite a domicilio, autonomi occasionali e colf;

f) aumento 100% pensioni di invalidità;

g) lavoro agile per genitori del settore privato con figli con disabilità;

h) agevolazioni trasporto pubblico locale e diritto al rimborso;

i) bonus connettività studenti regione Lazio;

l) fondo per formazione personale dei/lle casalinghi/e;

m) contributo per le donne vittime di violenza;

n) sospensione visite medico-legali Inps per accertamento dell’invalidità;

o) proroga validità documenti di riconoscimento e identità;

p) bonus mobilità: acquisto biciclette e veicoli elettrici.

Il manuale online

La Caritas di Roma dal primo dicembre ha attivato il Piano freddo diocesano in collaborazione con le parrocchie. Attività di accoglienza straordinaria, formazione per i volontari, sensibilizzazione della cittadinanza e una campagna di comunicazione che avrà per tema «Come in cielo, così in strada» che si svilupperà fino ad aprile 2020. Ma soprattutto, la Caritas invita tutti i romani alla donazione di coperte e sacchi a pelo da distribuire alle persone in difficoltà. La raccolta avverrà presso l’ostello Don “Luigi Di Liegro” (via Marsala, 109), alla Cittadella della Carità “Santa Giacinta” (via Casilina vecchia, 19), al Centro di Accoglienza “Gabriele Castiglion” di Ostia (Lungomare Toascanelli, 176).

Domenica 15 dicembre, terza del tempo di Avvento, inoltre, nelle chiese di Roma si celebrerà la Giornata della carità: la colletta delle Messe contribuirà a sostenere le iniziative del Piano Freddo nelle parrocchie. Il Piano prevede infatti l’attivazione di 200 posti di accoglienza straordinaria per i senza dimora che si aggiungono ai 600 posti che la Caritas offre durante tutto l’anno in collaborazione con Roma Capitale.

Alla Cittadella della carità Santa Giacinta di Ponte Casilino è stato allestito un centro di emergenza con 74 posti letto. Altri 130 posti sono stati messi a disposizione dalle parrocchie di Roma che partecipano all’iniziativa. Sono più di 30 le comunità attive nell’accoglienza e con gruppi di volontariato. È stato inoltre intensificato il Servizio notturno itinerante con sei equipe di operatori e volontari che, a partire dalle ore 20, ogni sera andranno a presidiare le zone in cui i senza dimora rischiano di rimanere isolati ed emarginati.

La Caritas attiva inoltre un centralino telefonico al numero 06.88815201 e la casella email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. a disposizione di chiunque intenda segnalare situazioni di particolare disagio e grave emarginazione su cui intervenire o che voglia impegnarsi come volontario nei gruppi notturni.

Ospedale. Tempi giornalieri vissuti al ritmo dei farmaci da assumere, delle analisi da fare, delle lastre, della visita del medico, delle medicine…

Tutto arriva mentre leggi, mentre mangi, mentre preghi.

Sei un ”paziente”. Con un numero. Qualche infermiere si ricorda che hai anche un nome. Di te interessa quasi solo la tua malattia. E così finisci a volte per crederci anche tu. Quasi diventi la tua malattia. Cominci la mattina presto i tuoi pensieri, quasi non riesci a pensare ad altro. Ti imponi un atteggiamento diverso ma quasi sempre non ci riesci. Cerchi di cambiare, di pensare alla tua vita spirituale, leggi. Ma spesso non ce la fai ad allontanare l’ospedale dal tuo cervello.

E poi ancora nell’ospedale ci sono le “competenze”. Se chiedi a un inferniere che ti fa un prelievo il piacere di raccogliere un libro che ti è caduto, non lo fa. Ti risponde: non è mia competenza. Non è che Adam Smith si è allargato un po’ troppo con le sue idee liberiste? Boh!

Ore 18. Arriva la cena! Questa è la regola.

E questa è la mia esperienza.

Rachele Filippetto

Parrocchie aperte l’estate per essere vicine agli anziani che vivono soli.

È l’iniziativa promossa da otto comunità coinvolte nel progetto “Quartieri Solidali” della Caritas di Roma - Santa Bernadette Soubirous, Santa Maria Ausiliatrice, Santa Maddalena de’ Pazzi, San Saturnino, Santissimo Sacramento, San Luca Evangelista, San Pio V e Nostra Signora di Lourdes - che nei mesi più caldi manterranno attive le segreterie dell’assistenza domiciliare leggera per sostenere tutte le persone anziane.

Il progetto “Quartieri Solidali” ha lo scopo di favorire nelle parrocchie una maggiore consapevolezza del mondo degli anziani. Attraverso degli itinerari si cerca di approfondire la realtà degli anziani del proprio territorio per individuare gli interventi che possono essere più aderenti ai loro bisogni.

L’obiettivo del progetto – finanziato con fondi 8xMille della Cei – è prendersi cura degli anziani fragili, attraverso lo sviluppo di comunità. Le attività proposte riguardano tre aspetti: la socializzazione, l’assistenza domiciliare leggera e il progetto condomini solidali per realizzare e sviluppare, a favore degli anziani, fragili, una rete di solidarietà, di prossimità con gli abitanti del quartiere. Il progetto è aperto a tutte le comunità parrocchiali interessate ad attivarlo.

 

Per informazioni:

Caritas Diocesana/Area Educazione al Volontariato-Servizio Aiuto alla Persona

tel. 06.88815150; e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Parrocchia San Pio V: 333 6570742

 

 

C’è stato, subito dopo la seconda guerra mondiale, nel 1945–46, un evento che ha coinvolto molti nostri connazionali: l’emigrazione. Emigrarono infatti in quegli anni per l’Argentina, il Canada, gli Stati Uniti, la Francia e la Svizzera 19 milioni di italiani. Moltissimi si trasferirono dal Sud al Nord d’Italia per cercare lavoro. Fu una necessità dettata dalla situazione in cui era il nostro Paese e molte altre nazioni europee in quegli anni: città e paesi bombardati, comunicazioni quasi interrotte, ridotta presenza di uomini, ma soprattutto grande e diffusa povertà di mezzi economici. In quegli stessi anni molti nostri concittadini aiutarono la rinascita del nostro Paese. Anche le donne italiane, che esercitarono per la prima volta il loro diritto di voto nel 1946, furono molto presenti e attive in questo nuovo fenomeno.

I nostri migranti partivano con la prospettiva di non poter avere la possibilità di comunicare con le loro famiglie di origine, così… alla ventura. Non conoscevano la lingua dei paesi stranieri o il dialetto delle regioni del Nord dove arrivavano, con bagagli di cartone e borse piene di pagnotte, portando con sé insieme a queste cose i segni della povertà attaccati ai loro abiti, alle poche cose che avevano. Per tutti loro questo evento era doloroso e difficile. Per i disagi del viaggio, quasi sempre ammassati nelle stive dei transatlantici o nei treni sovraffollati, per i pericoli sconosciuti a cui sicuramente sarebbero andati incontro. Oggi conosciamo dai documenti che sono stati trovati, la diffidenza e i pregiudizi che le autorità degli Stati Uniti e di altre nazioni esercitavano sui nostri emigranti prima di farli passare per un severissimo controllo sanitario e sociale che non tutti superavano. Sappiamo che venivano trattati con molta durezza nei controlli, che potevano durare anche mesi. Ormai tutto questo è finalmente a nostra conoscenza.

Le famiglie che questi nostri connazionali lasciavano, molte nostre famiglie, erano naturalmente preoccupate e addolorate per figli e nipoti di cui non avrebbero avuto notizie per molto tempo. Ma superavano questo dolore pensando che nelle terre dove arrivavano i loro figli avrebbero avuto una vita migliore che al loro paese, un lavoro, un avvenire. Lo si legge nelle lettere che gli immigrati di quegli anni mandavano ai loro genitori e amici in Italia. Non ci sono, in queste lettere, espressioni di rammarico e di denuncia dei trattamenti dolorosi a cui solo ora sappiamo erano sottoposti prima di essere ammessi nelle terre di immigrazione d’oltremare e in Europa. Infatti, anche chi andava in Svizzera doveva accettare una dura e incomprensibile realtà. La Svizzera non accettava che i nostri emigranti avessero bambini. I bambini che nascevano non avevano identità giuridica, non potevano essere registrati all’anagrafe, erano inesistenti per il governo svizzero. Vivevano i primi anni chiusi nelle case dei loro genitori e quando avevano sei anni venivano affidati ai nonni in Italia. Chi ha insegnato a Roma in quegli anni lo ricorda benissimo.

L’emigrazione fu sì un fenomeno particolare degli anni del dopoguerra in Italia e in altre nazioni europee, ma sappiamo che è sempre stato un fenomeno ricorrente nella storia umana. L’emigrare, lo spostarsi dalla propria terra, per sopravvivere e migliorare la propria condizione umana è la storia degli uomini, fin dalle origini del genere umano. Andare in luoghi diversi dal proprio, mescolarsi con abitanti della terra diversi da quelli di origine, ha sempre giovato sia ai nuovi venuti sia ai residenti del posto. Questi spostamenti hanno sempre fatto nascere conoscenze nuove, abitudini nuove, imparare nuove lingue comuni. In uno scambio vicendevole di storie. Questa cosa ha fatto crescere le potenzialità di tutti e ha permesso la nascita di nuove conoscenze, ha innescato nuovi processi di vita. Questo è ben chiaro nel lungo periodo.

Il contatto tra quelli che vivono la realtà di un mondo nuovo e quelli che vivono da anni nel luogo d’arrivo dei nuovi abitanti provoca a volte, soprattutto nel primo periodo, disagi e scontri. Questo è sempre successo nella storia del genere umano. E succede purtroppo anche oggi in molte terre, anche nel nostro Paese e in molte parti d’Europa in maniera molto violenta, con modalità che si fa fatica a capire. Sembra a volte che in questi anni l’”umanità” non sia più moneta corrente.

Rachele Filippetto


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Foto

 

Madonna del Riposo, guariscici, o almeno dacci una tregua. Accoglici in braccio come qui fai con tuo Figlio.
Tutti nel dolore ridiventiamo bambini. Continua a sorriderci, o Maria, perché non ci perdiamo nel buio.

 

 

  • Editoriale

    • Il nuovo Messale

      Il nuovo MessaleQuello che è stato pubblicato non è un nuovo messale ma una revisione in italiano “dell’edizione tipica” (si chiama così il testo base latino del 2002) latina. Entrerà in vigore a Pasqua del 2021 ma già alcune regioni anticipano l’uso dalla prima Domenica d’Avvento di quest’anno. Bisogna fare l’orecchio ad alcune modifiche, che in alcuni casi adeguano il testo biblico alla traduzione della...

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Evento

  

Cambia il Messale
Da domenica 29 novembre, Prima di Avvento,
verrà adottato il nuovo Messale Romano
che prevede una nuova versione in italiano.

scarica qui il foglio con le principali novità

 

 

  

Avvisi della Settimana

Cari Parrocchiani, nel mese di novembre vi invitiamo
a partecipare alla S. Messa delle ore 19,

che sarà celebrata in ricordo dei defunti delle famiglie della Parrocchia, distribuite via per via.
Ecco il calendario completo delle intenzioni di questa settimana:

domenica 29: per i Pontefici defunti
lunedì 30: per le vittime della pandemia

NOVENA DELL'IMMACOLATA
da lunedì 30 novembre
ROSARIO MEDITATO
ogni sera alle 18.30

 

venerdì 4 dicembre (primo del mese)

 

 “Sulla bacheca in fondo alla chiesa è pubblicato
il resoconto amministrativo della parrocchia per il 2019.

Grazie per la vostra generosità con cui fate andare avanti la parrocchia.
Infatti non ci sono entrate se non attraverso le offerte dei fedeli!”

 

  Iscrizioni per il corso di preparazione al matrimonio
Informazioni in segreteria

 

APPELLO

La Caritas diocesana ha aperto una struttura per persone senza dimora
non lontano da noi (in Via Aurelia prima del Raccordo).
Chi desidera fare volontariato può rivolgersi a don Donato.