(Mt 5,1-12a) In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Dio non è imparziale, la sua logica ha un debole per i deboli, li ha scelti per fare una storia che avanzi non per le vittorie della forza, ma per seminagioni di giustizia, e raccolti di pace.
Davanti a questo vangelo provo sempre il desiderio del silenzio.
Vangelo stravolgente, che continua a sfuggirmi, un contromano totale rispetto alla logica del mondo. In chiesa ci crediamo, ma appena usciti ci accorgiamo che è il manifesto più stordente che si possa immaginare. Eppure le beatitudini sono nostre amiche, perché non dettano nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che se uno si fa carico della felicità di altri, il Padre si prende sulle spalle la sua.
Ci sento dentro un sapore di vita, il segreto per stare bene. La prima cosa che mi colpisce è: Beati. Dio si allea con la gioia degli uomini, e con una proposta spiazzante srotola otto sentieri che lasciano senza fiato: felici i poveri, gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno gli occhi bambini, i disarmati, quelli che sono coraggiosi perché inermi.
Ma il punto di svolta, lo snodo sintattico delle frasi è quel ‘perché'; perché è loro il regno e possederanno la terra, perché vedranno Dio.
I poveri non sono beati perché poveri, ma perché solo guardando il mondo con gli occhi degli ultimi trovi la strada per un futuro buono comune.
Beati i poveri in spirito dice Matteo: beato chi ha scelto per un motivo grande di spezzare il suo pane con gli altri; chi ha scelto, in nome dell'umano, la vita sobria e solidale, perché tutti abbiano il necessario.
Perché solo il pane “nostro” è pane di Dio.
‘Beati' è la parola che apre l'intero salterio: Beato l'uomo che non resta nella via dei peccatori, che cammina sulla via giusta.
Dio conosce solo uomini in cammino. Beati: non arrendetevi, voi i poveri, i vostri diritti non sono diritti poveri, i diritti dei deboli non sono diritti deboli. Il mondo non appartiene a chi lo rende migliore e non a chi lo compra o lo conquista. I potenti non sono beati semplicemente perché non hanno sentieri divini nel cuore.
Mi azzardo a immaginare gli occhi e le mani di Gesù oggi, la sua voce.
Lui, che era il vento della storia, verso dove ci spingerebbe? Siamo come una barca in rada, con le vele afflosciate, annusiamo il vento. E in queste pagine senti alzarsi il vento dello spirito, senti un richiamo, un grido, un urlo, che giunge a noi, compagni a riva, perché diventiamo soci di sconfinamenti, vivendo il sogno dell'azzardo. Non è ora di tirare i remi in barca. È ora che si ricominci. Con piccole cose, e molta convinzione.
Dio non è imparziale, la sua logica ha un debole per i deboli, ha scelto ciò che nel mondo è povero e malato per cambiarlo radicalmente, per fare una storia che avanzi non per le vittorie della forza, ma per seminagioni di giustizia, e raccolti di pace.
Ermes Ronchi
qumran.net
(Gv 1,29-34) In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Noi siamo inviati al mondo come braccia aperte, come fessura e feritoia di una rivoluzione, quella della tenerezza e della bellezza di Dio.
Ecco l'agnello che toglie il peccato del mondo. Un agnellino, un Dio che viene non come leone ruggente, ma come uno che non si impone, che chiede di essere preso in braccio.
Ecco l'agnello, uno dei piccoli del gregge che riempivano di belati e di sangue il cortile del santuario. Anche l'agnello Gesù è stato ucciso. Chi è il mandante? Forse il Dio che sta nei cieli? Tristissima idea di Dio! Sarebbe fare mercimonio del suo amore, e un amore mercenario, che si paga, che si compra, è negazione d'amore.
Gesù non è venuto a portare il perdono, ha fatto molto di più: è venuto a portare se stesso, a mettere la sua vita dentro la vita dell'uomo, cuore dentro il cuore, respiro dentro il respiro, per sempre. Dio ha guardato l'umanità e l'ha trovata smarrita, malata, sperduta come agnellini in mezzo ai lupi, e non l'ha più sopportato. E si è fatto uomo.
Ecco l'agnello, ecco l'amore di Dio mescolato a me, la grazia mischiata alla mia disgrazia, per togliere via “quel” peccato al singolare, non i mille gesti sbagliati con cui continuamente laceriamo il tessuto del mondo, sfilacciando la bellezza delle persone. Ma il peccato profondo, la radice malata che inquina tutto. In una parola: il disamore. Che è indifferenza, violenza, menzogna, vite lacerate, amori tossici, grembo e matrice di tutto il male del mondo.
Il mondo ci prova, ma non riesce a splendere; la terra ha tentato, ma non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio; gli uomini non arrivano ad afferrare la felicità. Allora Gesù viene, portando la rivoluzione della tenerezza, mettendosi contro una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio. L'agnello è un “no!” gridato al “così stanno le cose”.
Ecco l'agnello che toglie il disamore. Giovanni usa il verbo al presente, non un verbo al futuro. Cristo lavora adesso in me, dentro i miei sbagli, dentro le mie ferite di oggi. E in che modo? Nello stesso in cui opera nella creazione, come linfa di vite nei tralci. Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare la luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole, per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura della spiga. E ci chiede di passare liberi, disarmati, amorevoli fra le persone. Come lui.
Noi siamo inviati al mondo come braccia aperte, come fessura e feritoia di una rivoluzione, quella della tenerezza e della bellezza di Dio. Vorrei sottrarmi, ma il mio compito è provarci e riprovarci, con molte cadute e infinite riprese. Il resto non ci compete.
Mi basterebbe riuscire, come Giovanni l'immergitore, a indicare, di tanto in tanto, una direzione, un orizzonte, una fessura da cui traspaia un barlume della bellezza e della tenerezza di Dio, le due sole forze che salveranno il mondo.
Ermes Ronchi
qumran2.net
(Mt 1,18-24) Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Anche noi avremo tanto coraggio quanto ne serve ad affrontare la prima notte. Poi il coraggio troverà la sua strada, come gli angeli nei sogni del giusto Giuseppe.
Dopo Giovanni, il profeta dubbioso di domenica scorsa, ecco un altro sognatore dubbioso, Giuseppe, l'ultimo patriarca. La sua casa è pronta, pronto il matrimonio, e i suoi sogni raccontano un'intensa storia d'amore con Maria; ma il dramma e il cuore ferito raccontano anche un'umanissima storia di crisi.
Prima che andassero a vivere insieme, Maria si trovò incinta... Allora Giuseppe pensò di ripudiarla in segreto.
È un buon giudeo, vorrebbe osservare la legge, andare dal rabbino a spiegargli la situazione: non è figlio mio. Dall'altro lato, però, non vuole mettere a rischio la vita di Maria, perché semplicemente quella ragazza lui la ama: gli ha occupato il futuro, il cuore e i sogni.
La legge prescriveva che il peccatore, l'adultero, doveva essere tolto di mezzo. Giuseppe lo sa, ma non lo fa, va controcorrente: decise di ripudiarla in segreto... di annullare il matrimonio senza clamore, senza processo, senza pericolo per Maria. È entrato in una logica altra: ha capito che qualcosa vale più della Legge antica, che primo viene l'amore. Quell'amore che è sempre un po' “fuori legge”.
Ma ecco che in seguito a questa decisione fece un sogno. Non temere Giuseppe. Noi tutti abbiamo tantissime paure, e, tra queste, forse la più grande è la paura di amare fino in fondo.
Non avere paura di prendere con te Maria. Non temere il futuro con lei e con questo figlio non tuo. Dio non interviene a risolvere i nostri problemi, siamo noi e le nostre paure che dobbiamo essere risolti.
Da chi ha imparato Gesù a ribaltare la legge antica, a mettere la persona prima della legge se non ascoltando Giuseppe? Da chi ha capito il piccolo Gesù che l'amore viene prima di tutto, perché è esso stesso la legge? Dove ha imparato a sognare cieli nuovi e terra nuova e cuori nuovi, a darci speranza? È stato Giuseppe a dargli ali per volare, e mani robuste per dare concretezza ai suoi sogni.
Giuseppe che non parla mai, silenzioso e coraggioso, concreto e sognatore, uno della stirpe dei dirottatori, che sa andare controcorrente: le sorti del mondo sono affidate ai suoi sogni. Perché l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio.
Giuseppe fece come gli aveva detto l'angelo e prese con sé la sua sposa.
Il suo non è un rassegnato consenso, ma un virile e straordinario “sì” alla realtà che non ha deciso lui. Per questo coraggio di Giuseppe, che antepone l'amore alla generazione, Dio avrà un figlio tra noi.
Il santo cardinale Newman pregava così: non ti chiedo luce fino in fondo al mio orizzonte, ma solo per il primo passo
Anche noi avremo tanta luce quanta ne basta a un solo passo, e poi la luce si rinnoverà, come i sogni, la fede e i dubbi di Giuseppe. Avremo tanto coraggio quanto ne serve ad affrontare la prima notte. Poi il coraggio troverà la sua strada, come gli angeli nei sogni del giusto Giuseppe.
Ermes Ronchi
qumran.net
(Mt 2,13-15.19-23) I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
E Giuseppe per ben tre volte si ritrova a sognare sogni di parole, e per tre volte si mette in strada. Stringe a sé la famiglia e si mette in cammino. Tre azioni da scolpire: seguire un sogno, iniziare un cammino e custodire.
Le letture sembrano venire da un altro mondo. Il Siracide parla di padri e di obbedienza, ma non si riferisce a padri o madri nel pieno del loro ruolo, ma a quei genitori che hanno perso il senno o la salute; parla della fragilità dell’anziano e della compassione del figlio, nel senso più evangelico della parola.
Paolo afferma qualcosa che era un dato di fatto, in Israele, a Roma, in Grecia e in tutto il mondo. “Voi mogli siate sottomesse ai mariti”. Eppure c’è un salto, Paolo subito dopo ha un colpo d’ala: “Voi mariti amate le vostre mogli”. Per la prima volta, Paolo inserisce l’amore dentro una relazione di coppia. Colpo di scena: le mogli esistono per amare ed essere amate. Ma le sorprese proseguono. Il racconto di Matteo ci lascia a bocca aperta: Giuseppe e Maria fuggono come due profughi in Egitto, due migranti senza terra nella terra di tutte le disgrazie per Israele.
Ma com’è che al vangelo viene in mente di indicarci come modello una coppia di profughi?
E immagino Giuseppe che per ben tre volte si ritrova a sognare, sogni di parole, e per tre volte si mette in strada. Sogna, stringe a sé la sua famiglia e si mette in cammino. Tre azioni da scolpire nel diario di casa: seguire un sogno, iniziare un cammino e custodire. Tre verbi decisivi per ogni famiglia e per le sorti del mondo.
Sognare è il primo verbo. È il verbo di chi non si accontenta del mondo così com’è. «La materia di cui sono fatti i sogni è la speranza» (Shakespeare).
Mettersi in cammino è la seconda azione. Non stare fermi anche se, Dio offre poco, soltanto la direzione verso cui fuggire; poi subentrano la libertà e l’intelligenza, la creatività e la tenacia.
A noi spetta di non restare fermi, ma studiare progetti, itinerari, riposi, misurare la fatica e le forze. Il Signore non offre mai un prontuario di regole, lui accende obbiettivi e il cuore, poi ti affida alla tua libertà intelligente.
Il terzo verbo è custodire, prendere con sé, stringere a sé, proteggere. Due ragazzi innamorati e un neonato, quasi niente, eppure le sorti del mondo si decidono dentro questa famiglia. È successo allora, succede e succederà. Dentro gli affetti, nell’umile coraggio di una, di tante, di mille creature innamorate e silenziose. «Compito supremo di ogni vita è custodire delle vite con la propria vita: guai a noi se non scopriamo chi dobbiamo custodire, guai a noi se li custodiamo male» (Elias Canetti). Allora vedo Vangelo di Dio quando vedo una coppia che stringe a sé la vita dell’altro; è presenza di Dio ogni famiglia che cammina insieme, pellegrini o profughi, ma di speranza.
Oggi, nella festa della famiglia santa, vera liturgia domestica sarà regalare un abbraccio, non distratto, non svogliato, in cui dare e ricevere amore.
Ermes Ronchi
blog.smariadelcengio.it
(Mt 11,2-11) In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via". In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Gesù: un uomo solo, con un pugno di amici di fronte al mondo. Sentirlo così, ancora presente sulle frontiere della vita, goccia di fuoco che non si spegne, è l'unico miracolo di cui abbiamo bisogno.
“Fiorisca la steppa, come fiore di narciso fiorisca” Isaia il visionario porta la primavera nel cuore dell'inverno. E Giovanni, il profeta granitico, è invece nel pieno del suo inverno. Dal carcere manda a dire a Gesù: Sei tu, o dobbiamo aspettare un altro?
Anche il più grande tra i nati di donna dubita: ma io, a chi ho preparato la strada?
Il dubbio fa male, ma il profeta proclama qualcosa di più forte: anche se non sei tu, io comunque continuerò ad attendere, continuerò a cercare.
Perché ‘attendere' è voce del verbo amare.
Gesù non risponde con proclami, ma chiama a raccolta la vita dolente e ferita, con l'unico scopo di farne uomini pieni e liberi. Come lui, noi “acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!” (Evangelii gaudium n. 274).
I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri è annunciato il Vangelo, tutti hanno una seconda opportunità.
E tuttavia i suoi miracoli non ci hanno cambiato, i poveri sono sempre più poveri, le guerre mietono vittime come erba falciata, nessuna steppa è fiorita di gigli e l'inquinamento corrode la terra.
Il non credente che è in me, disilluso, mi contesta, dati alla mano: avete tanto pregato e la pace non è venuta.
Ma la pace ormai si è accesa in noi! Ci siamo rotolati dentro, e ne abbiamo addosso i pollini. Il mondo non è inguaribile, è un malato affidato alle nostre cure, capaci di piccoli miracoli quotidiani.
Il profeta non capisce e dubita: aiutami a comprendere. Io sono in prigione, sarò ucciso perché ho denunciato l'adulterio di Erode, e tu perdoni perfino gli adulteri colti in flagrante!
E Gesù rilancia: Beato chi non si scandalizza di questo amore scandaloso, che invece di bruciare i peccatori, come annunciava Giovanni, siede a tavola con loro.
Dov'è lo scandalo, l'inciampo? Gesù non porta il castigo di Dio, ma la sua misericordia.
Beato chi ha il coraggio di andare in cerca di ciechi, di zoppi, di perduti, di guardare negli occhi i profughi, di sostenere un germoglio di Dio sul mondo devastato. Beato chi ha il cuore pieno di volti e di nomi.
La differenza fra favola e profezia sono una mangiatoia e una croce, dove non c'è inganno, non c'è imbroglio, nessun fine nascosto.
È tutto così semplice, quando si ama.
Per tre volte Gesù domanda: Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Un uomo avvolto in morbide vesti? Che cosa?
Un uomo in piedi, senza doppiezze e libero. Messaggio e messaggero in lui coincidono. Lui è ciò che dice e dice ciò che è: un credente finalmente credibile.
Gesù: un uomo solo, con un pugno di amici di fronte al mondo. Sentirlo così, ancora presente sulle frontiere della vita, goccia di fuoco che non si spegne, è l'unico miracolo di cui abbiamo bisogno.
Ermes Ronchi
www.qumran.net
Altri articoli...
Notice: Undefined property: JPagination::$pagesTotal in /web/htdocs/www.sanpiov.it/home/templates/a4joomla-countryside-free/html/com_content/category/blog.php on line 109
Foto

«Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.»
(Papa Leone XIV)
-
Editoriale
Convertiti e credi al Vangelo
La Quaresima è un'occasione unica per fare la verità con noi stessi. Prendere coscienza che siamo dei peccatori. Cosa vuol dire? Non che abbiamo commesso dei peccati ma che siamo radicalmente dei peccatori. Un giorno un frate stupito del successo che aveva San Francesco gli chiese perché tanta gente lo seguisse. "Perché sono il più peccatore di tutti gli uomini", rispose. Possibile? Eppure non...
-
Famiglia di famiglie
Nel cuore del silenzio - 62
Sei entrato in chiesa perché vuoi pregare. Fermati e trova il tempo per riposarti e riprendere speranza con questa preghiera. Ogni settimana un testo diverso di autori di varie tradizioni per...
-
Costruire il Futuro
In cammino verso Santiago
Domenica 2 giugno, durante la messa delle 11:30, i ragazzi del clan Freccia Gialla, del gruppo scout Roma 129, hanno condiviso con la comunità parrocchiale un momento di cerimonia, per il loro...
Evento |
|
venerdì 6 marzo (primo del mese) |
Avvisi della Settimana |
|
Dal 28 agosto al 2 settembre Nei prossimi mesi ci lasceremo accompagnare dalla sua vita semplice e luminosa, imparando da lei il cammino della fiducia, dell’abbandono e dell’amore vissuto nelle piccole cose. Chi sente il desiderio di partecipare all’accoglienza di questo dono ed entrare a far parte del gruppo organizzatore, è invitato a una prima riunione giovedì 12 alle ore 18.00,
S.E. Mons. Antony Kattiparambil è nato il 14 ottobre 1970 a Mundamveli, nella Diocesi di Cochin, India. Ha studiato Filosofia presso il St Joseph’s Pontifical Seminary a Alwaye e ottenuto la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1998 per la Diocesi di Cochin. Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma; Vice-Parroco della Santa Cruz Cathedral Basilica a Fort Cochin (1998-2002); Vice-Parroco della St. Sebastian a Thoppumpady (2002-2003); Assistente pastorale presso la Parrocchia di San Francesco di Prato, Italia (2003-2005); Amministratore Parrocchiale della St. Joseph’s a Kumbalanghi (2005-2010); Assistente Pastorale presso la Parrocchia dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro a Brivio, Milano, Italia (2010-2013); Assistente Pastorale presso la Parrocchia di San Pio V a Roma (2013-2016); Parroco della St. Martin a Kallanchery (2016-2021).
qui il video completo della liturgia e l'omelia di Papa Francesco qui per vedere e ordinare le foto
|
-
Attualità
Il Programma 25-26 della Diocesi di Roma
Raccogliendo le indicazioni del nostro Vescovo, l’attuale anno pastorale 2025-26 ci vedrà impegnati a fare esperienza di sinodalità nelle nostre comunità, concentrandoci su alcune macroaree:...
-
Disagi e risorse
Le città parallele
È stato presentato lunedì 13 novembre il Rapporto sulla povertà 2023 della collana «Un punto di vista» della Caritas di Roma.
Il volume, 180 pagine ricche di infografiche e tabelle, documenta le...
-
Vita di quartiere
Visita al Casale San Pio V
Sabato 14 ottobre, nell’ambito della Festa della Madonna del Riposo, grazie all’iniziativa promossa dalla Parrocchia San Pio V e dalla Università degli Studi Link, un gruppo di fedeli ha fatto...
-
Vangelo della Domenica
Un debole per i deboli
(Mt 5,1-12a) In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito,...










Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Cochin (India) il Rev.do Sac. Antony Kattiparambil, della medesima Diocesi, finora Vicario Giudiziale, Vicario Episcopale per i religiosi e Parroco della St. Joseph Church.



