Stiamo con fatica imparando quello che prima era automatico: il giusto rapporto tra vicinanza e distanza di sicurezza.

Salvarci dagli altri per salvare gli altri da noi.

È talmente inserito nel nostro DNA il bisogno di incontro, di abbraccio, di contatto, che ci è difficile pensare che siamo frutto anche del distacco: dal grembo materno, da casa, dall'infanzia.

Senza contatti non possiamo stare, ma anche senza distanze.

Per esempio, quando ti viene voglia di stare in riva al mare da solo o in cima ad una montagna.

Perfino Dio ci insegna che il dono più bello della sua unione con noi, il suo corpo e il suo sangue, viene da Gesù in croce, abbandonato da tutti.

Forse dobbiamo imparare la distanza che rispetta gli altri, che vuole il loro bene, non quel distacco che fa male, che chiude per disprezzo e diffidenza.

Quello che oggi ci viene detto per necessità (stai lontano almeno un metro), un giorno potrà essere una scelta di incontro più consapevole, libero, gioioso.

Don Donato

 

Ora ci serve tanta fede.

Ma una fede coraggiosa.

Che insieme è fragile e titubante.

Che ha bisogno di conferma.

Il coraggio di non lasciarci vincere dallo sgomento, perché se prevale la paura il male ha già vinto la sua battaglia.

E proveremo insieme a vincere ogni giorno le nostre paure e ritrovare il coraggio di credere.

Guardare dentro la tomba dove Gesù è rimasto per guardare in faccia il male di questi giorni e vedere anche nel dolore i riflessi di un amore tenace.

Forse perdendo il controllo totale sulla propria vita, e osando strade nuove.

Questa sarà la nostra resurrezione: la grazia di credere e di rinascere più forti della prova.

Don Donato

 

Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo Aperuit illis Papa Francesco ha istituito per la Chiesa universale una domenica espressamente dedicata alla parola di Dio, «perché possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30,14)» (n. 15).

Si tratta di una occasione preziosa per rendere la Chiesa intera sempre più consapevole di una realtà fondamentale della sua identità: la centralità della parola di Dio. Non a caso il Concilio Vaticano II apriva il suo documento sulla divina rivelazione Dei Verbum, qualificando la Chiesa essenzialmente come la comunità di quanti si pongono «in religioso ascolto della parola di Dio» (n. 1). La Chiesa si riconosce come la comunità dei credenti in ascolto di Dio, che parla attraverso le Sacre Scritture tramandateci nel corso dei secoli dalla Tradizione. Il primato della Parola si esplica in ogni ambito della vita ecclesiale: dalla dimensione spirituale, alla cura pastorale, all’azione evangelizzatrice. Essa fonda, plasma e ispira ogni aspetto della fede personale e comunitaria.

 

 

Papa Francesco, Aperuit illis (30 settembre 2019)

lettera apostolica sulla Parola di Dio

 

Le Scritture parlano di Cristo (n. 7)

La Bibbia, pertanto, in quanto Sacra Scrittura, parla di Cristo e lo annuncia come colui che deve attraversare le sofferenze per entrare nella gloria (cfr. v. 26). Non una sola parte, ma tutte le Scritture parlano di Lui. La sua morte e risurrezione sono indecifrabili senza di esse. Per questo una delle confessioni di fede più antiche sottolinea che Cristo «morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa» (1Cor 15,3-5). Poiché le Scritture parlano di Cristo, permettono di credere che la sua morte e risurrezione non appartengono alla mitologia, ma alla storia e si trovano al centro della fede dei suoi discepoli. È profondo il vincolo tra la Sacra Scrittura e la fede dei credenti. Poiché la fede proviene dall’ascolto e l’ascolto è incentrato sulla parola di Cristo (cfr. Rm 10,17), l’invito che ne scaturisce è l’urgenza e l’importanza che i credenti devono riservare all’ascolto della Parola del Signore sia nell’azione liturgica, sia nella preghiera e riflessione personali.

 

Leggere la Scrittura nello stesso Spirito in cui è stata scritta (n. 12)

Quando la Sacra Scrittura è letta nello stesso Spirito con cui è stata scritta, permane sempre nuova. L’Antico Testamento non è mai vecchio una volta che è parte del Nuovo, perché tutto è trasformato dall’unico Spirito che lo ispira. L’intero testo sacro possiede una funzione profetica: essa non riguarda il futuro, ma l’oggi di chi si nutre di questa Parola. Gesù stesso lo afferma chiaramente all’inizio del suo ministero: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Chi si nutre ogni giorno della parola di Dio si fa, come Gesù, contemporaneo delle persone che incontra; non è tentato di cadere in nostalgie sterili per il passato, né in utopie disincarnate verso il futuro. La Sacra Scrittura svolge la sua azione profetica anzitutto nei confronti di chi l’ascolta. Essa provoca dolcezza e amarezza. Tornano alla mente le parole del profeta Ezechiele quando, invitato dal Signore a mangiare il rotolo del libro, confida: «Fu per la mia bocca dolce come il miele» (3,3). Anche l’evangelista Giovanni sull’isola di Patmos rivive la stessa esperienza di Ezechiele di mangiare il libro, ma aggiunge qualcosa di più specifico: «In bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza» (Ap 10,10). La dolcezza della parola di Dio ci spinge a parteciparla a quanti incontriamo nella nostra vita per esprimere la certezza della speranza che essa contiene (cfr. 1Pt 3,15- 16). L’amarezza, a sua volta, è spesso offerta dal verificare quanto difficile diventi per noi doverla vivere con coerenza, o toccare con mano che essa viene rifiutata perché non ritenuta valida per dare senso alla vita. È necessario, pertanto, non assuefarsi mai alla parola di Dio, ma nutrirsi di essa per scoprire e vivere in profondità la nostra relazione con Dio e i fratelli.

 

(il testo completo della lettera della Papa)

 

 

Carissimi fedeli,

la situazione che stiamo vivendo in questi giorni a causa del Coronavirus ci suggerisce alcune considerazioni. Viviamo un senso di precarietà che dobbiamo imparare ad accogliere.

Non si tratta di avere paura di ammalarsi, ma dobbiamo capire che possiamo far ammalare le persone a cui vogliamo bene, soprattutto quelle più indifese, come i nostri anziani.

Questa situazione imprevista è un invito a preoccuparci gli uni degli altri, cambiando, per amore di chi è più debole, i nostri modi di vivere anche la fede.

Per questo abbiamo pensato, seguendo le indicazioni ormai note del Governo e della Conferenza Episcopale Italiana:

 

NELLA LITURGIA

  • Cercheremo di mantenere le celebrazioni feriali e festive delle SS. Messe secondo gli orari consueti, ma la Messa delle 17 del Sabato alla Madonna del Riposo sarà spostata in chiesa grande e quella delle 10,30 alla Madonna del Riposo sarà sospesa. La Madonna del Riposo è un ambiente troppo piccolo e quindi potenzialmente pericoloso
  • Durante le Messe manterremo una distanza prudenziale nei confronti dei vicini di banco e non daremo il segno della pace. La Santa Comunione verrà data solo ed esclusivamente nelle mani.
  • La Via Crucis sarà celebrata normalmente ogni venerdì alle ore 18 a san Pio V perché l’ambiente è grande.
  • Naturalmente la chiesa rimane aperta per la preghiera individuale e l’adorazione personale.
  • Continueremo a portare la Comunione agli ammalati e agli anziani in casa.

 

NELLE ATTIVITA’ PARROCCHIALI

 

  • Vengono sospese tutte le attività dei gruppi di catechismo di Comunione, di Cresima, dei vari gruppi e associazioni presenti in Parrocchia.
  • Vengono sospese le benedizioni delle famiglie che speriamo di riprendere in un momento favorevole.
  • Rimane la catechesi biblica in chiesa grande alle ore 18 ogni lunedì.
  • L’ufficio parrocchiale rimarrà aperto ogni giorno dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

 

Con gratitudine pensiamo a quanti continuano a recarsi al lavoro per far vivere Roma e soprattutto ai medici e infermieri che stanno curando i malati, a rischio della loro stessa vita. Vi ricordiamo al Signore nella preghiera e chiediamo le vostre preghiere, sicuri che anche in questo periodo così surreale, il Signore non ci farà mancare la sua presenza e ci guiderà nella speranza, per capire tutto questo e per celebrare la Pasqua di Resurrezione.

Roma, 8 marzo 2020

Con il cuore, don Donato e i sacerdoti della Parrocchia

ATTENZIONE: La Conferenza Episcopale Italiana ha disposto la sospensione di tutte le Messe fino al 3 aprile

 

Al catechismo ci hanno detto che i Magi erano tre. E se invece i Magi fossero stati quattro? C’è un’antica leggenda russa che ne parla.

Il quarto non è arrivato con gli altri, è rimasto indietro, sperduto chissà dove. Forse oggi è anche la sua festa, come di tutti quelli che non hanno ancora trovato.

Ce ne sono tanti, come lui, nel mondo. E anche noi abbiamo bisogno di lui, noi che qualche volta abbiamo smesso di cercare, o dichiariamo di essere arrivati. Abbiamo bisogno di imparare cosa vuol dire ripartire ogni giorno da chi è convinto di aver smarrito la strada e probabilmente è più vicino di quanto noi crediamo.

Il fatto poi che si allontanato dai suoi, non vuol dire certo che sia lontano da Colui che un giorno ha acceso la scintilla della partenza. Magari arriverà non sappiamo quando, portando doni un po’ diversi dagli altri: la fatica, l’angoscia, i ritardi, le delusioni, le stanchezze.

L’importante è che Dio sa dove trovarlo.

don Donato


Notice: Undefined property: JPagination::$pagesTotal in /web/htdocs/www.sanpiov.it/home/templates/a4joomla-countryside-free/html/com_content/category/blog.php on line 109

Foto

 

Madonna del Riposo, guariscici, o almeno dacci una tregua. Accoglici in braccio come qui fai con tuo Figlio.
Tutti nel dolore ridiventiamo bambini. Continua a sorriderci, o Maria, perché non ci perdiamo nel buio.

 

 

  • Editoriale

    • Tra vicinanza e distanza

      Tra vicinanza e distanzaStiamo con fatica imparando quello che prima era automatico: il giusto rapporto tra vicinanza e distanza di sicurezza. Salvarci dagli altri per salvare gli altri da noi. È talmente inserito nel nostro DNA il bisogno di incontro, di abbraccio, di contatto, che ci è difficile pensare che siamo frutto anche del distacco: dal grembo materno, da casa, dall'infanzia. Senza contatti non possiamo...

      Leggi Tutto

  • Documenti

    • Foto Gallery
      Vai alla sezione Documenti per leggere e scaricare testi e documenti

Evento

  

da lunedì 7 settembre

orario invernale

delle Sante Messe


(vedi sotto)

 

  

Avvisi della Settimana

iscrizioni al catechismo 2020-2021
(vedi sotto)

 

venerdì 2 ottobre (primo venerdì del mese)

 

Un grazie di cuore per la generosa raccolta di alimenti e offerte
di domenica scorsa a favore dei più bisognosi della parrocchia.

  

APPELLO
La Caritas diocesana ha aperto una struttura per persone senza dimora
non lontano da noi (in Via Aurelia prima del Raccordo).
Chi desidera fare volontariato può rivolgersi a don Donato.